Non avevano mai lasciato Firenze, le formelle di Filippo Brunelleschi e di Lorenzo Ghiberti con lepisodio del Sacrîicîo dIsacco create per il concorso ban dito nel 1401 per dotare il Battistero della città toscana di una seconda porta bronzea, settantanni dopo la prima di Andrea Pisano. Quei due capolavori - così originali e diversi fra loro, ma associati da una consolidata tradizione critica nel ruolo di "testimoni" del passaggio dalletà gotica alla nuova civiltà rinascimentale - stanno di «casa» al Museo nazionale del Bargello, a Firenze. E vi faranno presto ritorno dopo essere stati, ieri, "ospiti donore" a Palazzo Borromeo di Roma, sede dellAmbasciata dItalia presso la Santa Sede, nellambito delle celebrazioni per 180 anniversario dei Patti Lateranensi e il 25 dellAccordo di modificazione del Concordato. Di questa breve «vacanza romana», che per la prima volta in sei secoli ha strappatole formelle alla loro "residenza" fiorentina, resta traccia in una pubblicazione realizzata daAllemandi per lAmbasciata, Brunelleschi e Ghiberti a Palazzo Borromeo, che ai testi introduttivi del ministro degli Esteri, Franco Frattini, e del ministro per i Beni e le attività culturali, Sandro Bondi, fa seguire un contributo di Cristina Acidini, soprintendente per il Polo museale di Firenze, e una selezione curata da Daria Borghese di brani dedicati alle formelle -tratti dai Commentari dello stesso Ghiberti e dalla Vita di Brunelleschi attribuita ad Antonio Manetti; poi alcune pagine di Giorgio Vasari e - fra i contemporanei - Giulio Carlo Argan, Eugenio Battisti, Carlo Lodovico Ragghianti e altri. Quelle poche pagine - assieme alle fotografie dinsieme e di dettaglio che corredano la pubblicazione - sono sufficienti tuttavia a restituire leccezionale valore delle due formelle. «Forbito ed elegante» l«eloquio latino» di Ghiberti, «armoniosa e corretta la sua metrica compositiva», commenta Argan; di «complessa drammaticità» il racconto di Brunelleschi, annota Attilio Pizzigoni, sorprendente per «la forza e la rapidità dei gesti», scrive ancora Argan. Luna e laltra formella, tirale somme Acidini, «simboli e capisaldi dellincipiente percorso glorioso dellarte rinascimentale».