Finora era impossibile costruirci sopra: nove milioni di metri quadrati allinterno dei confini della città, che secondo il Piano regolatore del 1980 sarebbero dovute rimanere pubbliche ed essere destinate a verde o servizi. Ma le amministrazioni hanno fame di case. E la Regione ha deciso di togliere quel divieto permettendo ai Comuni che hanno un «fabbisogno acuto» di realizzare alloggi popolari o di edilizia convenzionata anche su questi pezzi di territorio vincolati. Una norma che ha già ricevuto il primo sì della maggioranza prima di arrivare in consiglio regionale. Così come quella della cosiddetta "norma antikebab", che in realtà darà la possibilità alle amministrazioni di vietare tutte le attività che potrebbero «creare situazioni di disagio a causa di frequentazioni costanti o prolungate». Contraria lopposizione, con i Verdi che attaccano: «Sempre più cemento da parte del centrodestra in Lombardia». Sono modifiche importanti quelle alla legge sullurbanistica. Hanno ottenuto il primo via libera dalla commissione Territorio e dovranno passare ancora da unaltra commissione prima di essere votate definitivamente dal Consiglio, ma la strada è tracciata. Uno dei punti principali è la proroga di un anno, fino al 31 marzo del 2010, dei vecchi Piani regolatori. I Comuni, infatti, avrebbero già dovuto passare a uno strumento diverso, il Piano di governo del territorio, ma sono in ritardo: su oltre 1.500 amministrazioni lombarde soltanto una settantina li ha approvati. Contestato dallopposizione, però, è soprattutto un emendamento presentato dallassessore alla Casa Mario Scotti, che dà la possibilità di realizzare edilizia sociale sulle cosiddette "aree a standard": pezzi di città che dovevano essere usati per verde pubblico o per servizi, come i parcheggi o gli asili, e che adesso saranno invece edificabili. «È una richiesta dei Comuni che hanno unemergenza abitativa - spiega Scotti - . In ogni caso è una normativa provvisoria in attesa che vengano approvati i Piani di governo del territorio, e si potranno costruire solo case di edilizia pubblica e convenzionata in affitto. Rispettiamo comunque gli standard di verde nazionali che sono di 18 metri quadrati per abitante. La Lombardia arrivava a 26». Fra le norme previste cè anche la possibilità di utilizzare i programmi integrati di intervento, che sono procedure accelerate per costruire, anche nelle aree agricole. Un emendamento dellassessore al Territorio Davide Boni lo prevede ma solo nel caso di infrastrutture pubbliche o «di interesse pubblico di carattere strategico ed essenziali per la riqualificazione e la riorganizzazione dellambito territoriale». Un altro capitolo riguarda la possibilità per i Comuni di individuare nei piani regolatori «ambiti territoriali» in cui sarà vietato autorizzare «attività che creano disagio». Una «porcata» per il consigliere del Prc Luciano Muhlbauer, che aveva già definito la norma «antikebab». Ma per Boni «questa è una norma per disciplinare tutte quelle attività che creano disturbo e che non sono adatte soprattutto nei centri storici: i kebab ma anche i fast food o sexy shop. Saranno i Comuni a decidere se e come applicarla per risolvere i problemi».
LOMBARDIA - Aree verdi, la Regione toglie i vincoli
La Regione Lombardia ha deciso di togliere il divieto di costruire case su aree vincolate, permettendo ai Comuni di realizzare alloggi popolari o di edilizia convenzionata su questi pezzi di territorio. La norma è stata approvata dalla maggioranza e contraria lopposizione, che attacca la decisione. La proroga di un anno dei vecchi Piani regolatori è stata anche approvata, ma è stata contestata dallopposizione. Un emendamento ha permesso ai Comuni di realizzare edilizia sociale su "aree a standard", che erano destinati a verde pubblico o servizi. La norma prevede la costruzione di case di edilizia pubblica e convenzionata in affitto, rispettando gli standard di verde nazionali.
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