ROMA - Se il governo è una scuola, Claudio Scajola è il rappresentante dei docenti (inutile chiedersi chi è il preside) delegato ad incontrare i genitori degli studenti-ministri: "questo si impegna ma potrebbe fare di più"; "quest'altro dovrebbe essere seguito meglio"; "questo è addirittura avanti col programma". La presentazione del 'Rapporto di metà legislatura", ieri a Rimini nel corso del Forum Euro EA., ricordava molto quelli che vengono chiamati colloqui coi genitori: da una parte il ministro che riferiva a che punto è lo svolgimento del programma, dall'altra i giornalisti a prendere appunti e a chiedere chiarimenti. E proprio come succede a metà anno scolastico, in nessun caso Scajola ha emesso verdetti definitivi, soprattutto non ha emesso verdetti negativi. Insomma, non ci sono bocciati, visto che «pur con difficoltà enormi abbiamo fatto più di quanto ci fossimo prefissi». Ma che tra i ministri ci siano dei ritardatari è un dato di fatto: basta scorrere i dati contenuti nel Rapporto e raffrontarli con il piano di governo presentato tre anni fa in campagna elettorale. Il fatto è che, come ha detto lo stesso Scajola, «la coperta è corta per tutti», riferimento alle minori entrate per gli Enti locali, che però ben si attaglia alla situazione di alcuni ministeri. La maggiore nota dolens è quella delle tasse, primo punto del contratto con gli italiani. A metà legislatura ancora non si vede traccia dell'esenzione totale per i redditi fino a 22 milioni di vecchie lire, esenzione che oggi vale solo fino a 7.5 00 euro, poco meno di quindici milioni. Anche la riduzione a due aliquote, 23 e 33 per cento, è lontana dall'essere un fatto compiuto. Vero che la pressione fiscale è scesa dal 42,4 del 2001 al 41,2 per cento del 2003, ma che la promessa delle promesse ancora non sia divenuta realtà lo conferma lo stesso Scajola: «II nostro obiettivo è onorare il primo punto del contratto con gli italiani, ossia l'abbassamento generale delle tasse». La penuria di fondi penalizza in primo luogo i ministeri con il portafoglio. Emblematico il caso delle Infrastrutture, il cui miglior risultato resta la patente a punti. Nonostante un'imponente opera di semplificazione delle procedure, il piano di finanziamento delle grandi opere (125 miliardi di euro in dieci anni) a luglio scorso era fermo a poco meno di otto miliardi. Una situazione identica è quella del ministero della Salute, che solo quando il quadro economico sarà migliorato potrà dar seguito agli impegni assunti in tema di ricerca sanitaria e di costruzione di nuovi ospedali. Un discorso a parte merita la riforma Bindi, tuttora in vigore nonostante i numerosi appelli a modificarla provenienti dalla categoria (oltreché dalla maggioranza di governo): di fatto si tratta di una promessa non ancora realizzata. I tagli contenuti nelle ultime due Finanziarie sono all'origine del blocco di alcuni progetti del ministero per l'Innovazione tecnologica. Al contrario, nessun taglio di spesa ma solo divisioni all'interno della Casa delle libertà hanno costretto il ministero delle Riforme a rallentare la sua marcia verso il nuovo assetto delle istituzioni. Tra coloro che hanno saputo utilizzare al meglio le potenzialità del proprio dicastero ci sono Mirko Tremaglia, "padre" del voto agli italiani all'estero, e Stefania Prestigiacomo, che a metà legislatura ha già incamerato una modifica costituzionale in favore delle donne in politica e la legge contro la tratta degli esseri umani. Buona anche la performance del ministero dell'Interno, soprattutto in materia di terrorismo internazionale e lotta all'immigrazione clandestina, e di quello del Welfare, al cui attivo va ascritto il calo della disoccupazione dal 9,6 all'8,8 per cento. Come ha osservato il "professor" Scajola, «in alcuni settori i risultati raggiunti sono più visibili, in altri meno, ma noi», ha concluso il responsabile dell'Attuazione del programma, «siamo decisamente soddisfatti del lavoro svolto e possiamo dire che per la fine della legislatura avremo onorato tutto il nostro programma stipulato con gli italiani, e saremo anche andati oltre». Sempre con un occhio alla riduzione delle tasse: ne va della vittoria alle prossime elezioni.