Innegabile è l'importanza dell'accordo tra Regione Campania e ministero per le Attività e i Beni culturali su molti dei beni più rilevanti del patrimonio di una terra che ne abbonda, ma non ha finora dimostrato di saperlo ben curare. È, credo, il primo caso di un accordo di tale portata, e perciò, se per l'occasione si è parlato di federalismo nei beni culturali, si è esagerato, ma certo si tratta di una notevole collaborazione tra Stato e Regione. Innegabile è anche che l'accordo sia un netto successo della Regione e di Napoli, che si accompagna ad altri segni recenti: Festival del Teatro, accordo per l'Esposizione milanese, Forum delle culture (anche se di questo poco si è capito). Molti se ne sorprenderanno, data la prova delle nostre amministrazioni negli ultimi anni, e in specie per la crisi dei rifiuti, per cui vi è stato un giudizio negativo assoluto e generale, e su scala addirittura mondiale, con il danno che si sa all'immagine della Regione e di Napoli. Come mai, ci si chiederà, questi segni positivi e un accordo come quello sui beni culturali campani? Chi si fa questa, certo naturale, domanda e si ferma ad essa fa, però, un errore opposto, ma equivalente all'errore che farebbero i nostri amministratori, se credessero che questi segni e questo accordo valgano a dissolvere, di per sé, la precedente scia del giudizio drasticamente negativo su di essi. Questa scia, rimane, e non saranno successi del genere di quelli a cui qui ci riferiamo a procurare ad amministratori così discussi la patente di una rinnovata e felice verginità politica. La politica evolve secondo logiche mai elementari e lineari (in Italia, poi, e nel nostro Sud!). Si lasci, quindi, la politica ai suoi più o meno tortuosi corsi, e stiamoci al senso immediato dell'accordo Bondi- Bassolino. Un accordo, per noi, positivo e da giudicare con molto favore come un successo regionale e napoletano. Qualcosa non convince (perché una direzione a rotazione per programmare la realizzazione dell'accordo?), ma la promozione della Regione è evidente. Ho sempre creduto che il federalismo sia, nel bene e nel male, una storica occasione di rinnovamento e di promozione politica e generale dei ceti politico- amministrativi e dirigenti del Sud. Qui l'occasione è di prima grandezza. Sarà difficile, ora, parlare di Stato assente e lontano. Qui lo Stato ha concesso molto, il protagonismo è tutto locale, e gli alibi impossibili. Aggiungiamo solo che i beni culturali non sono affatto settoriali. Pensare a una loro gestione senza proporsi e risolvere i problemi generali e particolari della sicurezza, del traffico, di tutti i servizi civili del contesto e quelli tecnici interni dei siti e dei beni e della loro fruizione, è da ignoranti o da incoscienti. È questa la vera prova per i nostri amministratori. Un nuovo dubbio o infelice esito su questo terreno sarebbe un colpo ulteriore a una realtà, le cui condizioni sono quelle che vediamo e sappiamo. E un colpo tanto maggiore perché l'occasione apertasi oggi è delle più belle e stimolanti, e di più promettenti prospettive.