Premesso che il Margherita non può essere demolito perché vincolato come bene storico architettonico dal 1981 (ai sensi della legge 1089 del 1639), e premesso che i soldi per la fase finale dei lavori in corso si possono recuperare facilmente purché il Comune presenti un credibile progetto d'utilizzo, devo partire dal 1978 quando ero assessore al Patrimonio del comune di Bari. Alla notizia che la concessione demaniale ai privati sarebbe scaduta nel Gennaio 1979, presentai un pro-memoria alla Giunta Municipale nel quale si proponeva di avanzare una richiesta di concessione da parte del Comune (che avrebbe avuto diritto di prelazione su tutti) per poter rilanciare lo stabile, allora adibito a semplice sala cinematografica, in consorzio con altri enti regionali e provinciale, per poterlo utilizzare in modi da stabilire (da teatro a centro congressi). Dopo molto tergiversare, anche perché si attendeva l'eventuale richiesta di rinnovo da parte della società che gestiva il cinema, la Giunta, sindaco Farace, rispose negativamente perché si riteneva che le spese necessarie per il consolidamento statico (che si reputò necessario) fossero troppo onerose e che l'intervento comunale non fosse prioritario rispetto ad altre esigenze cittadine. Successivamente, proprio per la richiesta demaniale di un canone maggiorato e dell'accollo dei lavori di consolidamento statico, anche il privato rinunciò definitivamente al rinnovo della concessione. Avanzai allora la seguente teoria: poiché l'immobile era di proprietà demaniale (Marina Mercantile) ed era giudicato "pericolante" ed essendo soggetto a vincolo dalle leggi statali, toccava allo Stato intervenire per il suo consolidamento ed utilizzo. Avviai diversi contatti col Ministero dei Beni culturali arrivando ad ottenere l'interessamento del Ministro che inviò a Bari dei tecnici per un sopralluogo. In quei tempi il ministero aveva in animo di aprire una biblioteca nazionale di grandi dimensioni con annesse attività polifunzionali per studio, ricerca e consultazione ed i tecnici giudicarono il Margherita come sede ideale per l'allocazione di una struttura efficiente che sarebbe stata la più grande del Mezzogiorno. Il Ministero avviò immediatamente le pratiche per il passaggio del Margherita dal demanio della Marina Mercantile a Demanio dei Beni culturali. Nel Giugno 1981 ci furono nuove elezioni comunali e poi politiche che cambiarono gli uomini che stavano concertando quella soluzione e, a fronte di nuove polemiche, nel 1983 il consiglio comunale, all'unanimità, decise di inoltrare formale domanda di concessione al demanio marittimo. Sembrava facile ma, nel frattempo, la richiesta di passaggio di demanio ai Beni Culturali era stata perfezionata. Il ministro alla Marina Mercantile, il barese on. Di Giesi per "ridare a Bari il Teatro" si adoperò perché tornasse nella proprietà della Marina Mercantile per poter esperire la il passaggio in concessione al comune. Insomma, a farla breve, niente Biblioteca Nazionale né fondi per la ristrutturazione e consolidamento diventato, intanto, indifferibile. Il resto è storia dei giorni nostri. A fini politici, a fini di interessi privati o forse anche a fin di bene gli ultimi interventi hanno ritardato la consegna alla città del suo immobile più "chiacchierato" fin dallo scandalo della sua costruzione su palafitte e legno del 1910. Già assessore al Patrimonio della Città di Bari
BARI - Il Margherita non si può demolire Lo dice la legge
Nel 1978, l'autore era assessore al Patrimonio del comune di Bari. Presentò un pro-memoria alla Giunta Municipale per avanzare una richiesta di concessione da parte del Comune per rilanciare lo stabile Margherita, adibito a sala cinematografica, in consorzio con altri enti regionali e provinciale. La Giunta rispose negativamente, considerando le spese necessarie per il consolidamento statico troppo onerose. Il privato rinunciò poi definitivamente al rinnovo della concessione. L'autore avanzò una teoria secondo cui lo Stato avrebbe dovuto intervenire per il consolidamento ed utilizzo dell'immobile, considerato "pericolante" e soggetto a vincolo.
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