«Milano fuori dai circuiti internazionali. I giovani artisti? Investimento per il futuro» «L'Expo? Un'occasione ma non prevede investimenti per la cultura. E la biblioteca europea è stata cancellata dal programma» «È inutile pensare con nostalgia a cos'era Milano negli anni '60 e '70, centro culturale vivace... Vediamo cosa fare di nuovo e concreto! ». Il Manifesto dell'editrice Rosellina Archinto è una scommessa sul futuro: spazio a una «nuova generazione» di talenti e «sostegno alle realtà più piccole e periferiche», che poi è il lavoro più difficile, «perché meno clamoroso e appariscente ». Problema: «Non sempre la politica si rende conto del valore, anche sociale, della cultura. E così vengono a mancare i buoni esempi». È distratta o che cosa? «È indifferente e diffidente: pensa che la cultura non paghi, che siano soldi buttati...». E non è così, giusto? «Alla lunga paga, eccome. E invece, sarà anche per la crisi economica, quest'orizzonte "bloccato" frena gli investimenti e tutto viene organizzato così, diciamo alla buona, senza alcun afflato internazionale, e si tengono lontane figure che potrebbero essere modello e traino per i giovani. Una cosa ha saputo fare, la politica...». Quale? «Occupare gli spazi di potere. E questo è un male: la cultura dev'essere apolitica». Parliamo del Manifesto. «Può servire a fissare punti di ri-partenza. Ma bisogna stringere, scrivere un programma e realizzarlo: non possiamo annunciare svolte che non avvengono mai». Il punto più urgente? «I giovani. Non hanno spazio. Ma ci sarà pur qualcosa di nuovo che nasce qui, a Milano? Dobbiamo accompagnarli, aiutarli, sostenerli. I luoghi ci sono la Besana, l'Hangar Bicocca, la Fabbrica del Vapore, altre realtà private in cui l'amministrazione non è presente si tratta di dare loro nuova immagine e visibilità. E poi non si lavora abbastanza sulla convivenza». È un tema delicato... «Ma a Milano stanno aumentando gli immigrati e non si fa niente per avvicinarli alla nostra storia. La Casa delle culture del mondo della Provincia è l'unico tentativo riuscito. Il Comune fa poco per l'integrazione, ma fra vent'anni la popolazione sarà diversa...». Ritorniamo all'oggi. «Lissner sta facendo un ottimo lavoro alla Scala, abbiamo il Piccolo e la Triennale. Ma eliminiamo quel termine di "eccellenze" che provoca solo risentimenti e sospetti: sono realtà storiche e propulsive che non hanno bisogno di aggettivi per meritare il ruolo che hanno. Per altro, va riconosciuta l'offerta di MiTo nel panorama musicale. Ma manca ancora un museo per l'arte contemporanea: oggi le mostre sono sempre limitate a un passato prossimo o remoto, e anche questo non lo valorizziamo». Può fare un esempio? «Genova ha dedicato una mostra strepitosa a Lucio Fontana. Genova! Noi dimentichiamo artisti che sono il valore di Milano». Il museo d'arte contemporanea si farà a CityLife. «Purtroppo, da troppo tempo, Milano vive della politica degli annunci. Dobbiamo lasciarla perdere, stare sul concreto». L'Expo può essere l'occasione buona? «Da quello che ho letto, la cultura non è neanche menzionata. Faranno il museo dell'arte contemporanea? Me lo auguro. Io so solo che non riescono a costruire i garage e aspettiamo da anni la Biblioteca europea: sembra scomparsa nella nebbia, non se ne parla più, eppure sarebbe di grandissima importanza». Chi ha rappresentato meglio la cultura di Milano negli ultimi dieci- vent'anni? «Ronconi per il teatro, sicuramente Eco per la letteratura e Muti per la musica. Per l'architettura direi Gregotti. Vai a Parigi, Londra, New York, e tutti sanno chi sono». Due giovani talenti? «Nessuno, almeno attualmente, ha questa statura. Verranno fuori, o almeno me lo auguro. Anche se non c'è spazio per emergere, questa è la vera emergenza...».
MILANO - Archinto: basta annunci per la cultura Spazio ai nuovi talenti e alle periferie
Il testo discute la cultura a Milano, enfatizzando l'importanza di investire nella cultura e nella creatività giovane. L'autrice critica la politica per non riconoscere il valore sociale della cultura e per non fornire esempi concreti. Sostiene che la cultura è apolitica e che non dovrebbe essere utilizzata come strumento di potere. Il testo propone l'idea di creare un museo d'arte contemporanea a Milano e di sostenere le realtà culturali locali. L'autrice esprime la speranza che la città possa trovare nuovi talenti e innovazioni. Inoltre, critica la mancanza di investimenti nella cultura e nella convivenza con gli immigrati.
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