VENEZIA La lunghissima gestazione è (quasi) completata. Il leggendario Piano territoriale regionale di coordinamento (Ptrc è la sigla) - quel documento, cioè, che nelle intenzioni del governo regionale dovrebbe pianificare le linee di sviluppo del «Terzo Veneto » - è stato adottato dalla giunta di palazzo Balbi. Il che non significa che il parto sia prossimo: ora si aprirà la fase delle osservazioni, al termine della quale l'esecutivo riadotterà il Piano per poi inviarlo al consiglio regionale, che dovrà tradurlo in legge. Previsione facile facile: entro questa legislatura, che all'atto pratico si concluderà tra un anno, non si vedono grandi spazi di manovra. La notizia del giorno, in ogni caso, è che il Ptrc è uscito dal lungo lavoro di setaccio della giunta, coordinato dall'assessore all'Urbanistica Renzo Marangon, molto più asciutto di come era partito in origine. Asciutto soprattutto alla voce «divieti» e «prescrizioni»: all'atto pratico, tutte le previsioni troppo puntuali o vincolanti sono state via via accantonate per espressa volontà del governatore, Giancarlo Galan, lasciando il posto a un documento che indica per linee strategiche le direttrici dello sviluppo del Veneto. Insomma: non si è voluto fare del Ptrc un super-Piano Regolatore Generale della Regione, cioè uno strumento pianificatorio destinato a scendere fino al dettaglio, bensì un indicatore di opportunità, secondo la definizione utilizzata da Marangon. Oltre tutto, questo lavoro di scrematura ha permesso anche di attualizzare il Piano, nato da riflessioni che datano ormai a qualche anno fa, rispetto a uno scenario economico profondamente mutato. Per dire: non ci sono più, rispetto alla stesura originaria, i corridoi di salvaguardia ai lati dell'autostrada A4 Milano-Venezia, profondi 100 metri, chiamati «no food» perché, nelle intenzioni iniziali, vi sarebbe stata vietata la coltivazione agricola di prodotti destinati all'alimentazione umana. Ed è sparita anche l'indicazione numerica, evidentemente troppo puntuale, dei 20 mila nuovi posti barca da realizzarsi lungo il litorale adriatico. Rimangono, invece, le previsioni strategiche generali. Una su tutte, quella che contiene senza nominarla esplicitamente, ma si comprende benissimo lo stesso - le condizioni necessarie per la fondazione di «Veneto City», la città dei servizi e del commercio da edificare nell'entroterra veneziano tra Dolo, Mira e Pianiga, secondo la filosofia per cui questo tipo di offerta va concentrata attorno ai grandi snodi stradali della Regione. Per altro, il Ptrc introduce anche il concetto di «piazze di socializzazione del Terzo Veneto »: parchi commerciali e polifunzionali di rango regionale, da ubicarsi in località strategiche per i flussi di traffico che entrano nel Veneto come potrebbero essere Affi e Peschiera nel Veronese, Occhiobello al confine sud con l'Emilia e Alvisopoli verso il Friuli. Il Ptrc verrà presentato con tutti i crismi venerdì, al Bo di Padova, centro nevralgico dei saperi veneti. Non per caso, naturalmente.