Su Pianosa stiamo lavorando. E andremo fino in fondo. C'è qualcuno che dovrà rispondere di quanto è stato fatto laggiù». Lo dice il tenente Christian Costantini del Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Artistico di Firenze che ha competenza su Toscana e Umbria. I carabinieri si sono mossi dopo le proteste di archeologi, esperti e ambientalisti, dopo servizi giornalistici su quello che è stato definito "lo scempio di Pianosa", ovvero il restauro "al cemento" fatto dalla Soprintendenza della Villa di Agrippa Postumo (primo secolo dopo Cristo) sulla spiaggia dell'isola. Sotto accusa il restauro e la tensostruttura in tela plasticata bianca con un intricato groviglio di pali d'acciaio che sovrasta le rovine. «Non siamo ancora andati a Pianosa, ma ci andremo tra breve, la data è già stabilita. Del resto come mostrano bene le fotografie che avete pubblicato - aggiunge il tenente - non si può dire che non ci sia qualcosa su cui indagare. Noi dobbiamo intervenire non soltanto per la salvaguardia dei siti archeologici ma anche per quel che riguarda i beni paesaggistici». Oltre al sopralluogo che faranno alla Villa di Agrippa i carabinieri stanno già indagando sulla parte cartacea della questione, ovvero sui documenti che hanno accompagnato il restauro, su richieste, permessi, visti. Il caso Pianosa è scoppiato dopo la denuncia degli studiosi. L'estate scorsa una trentina di docenti e studenti di sette università del Mediterraneo partecipanti ad un campus all'Isola d'Elba visitarono la villa di Pianosa: furono loro i primi a mettere sotto accusa il restauro. A coordinare l'attività del campus c'era l'archeologo lucchese Michelangelo Zecchini, del Forum Unesco di Lucca, colui che su concessione del ministero sta conducendo i lavori di scavo per riportare alla luce le 100 fattorie d'epoca romana scoperte nella Piana di Lucca, tra Bientina, Altopascio, Porcari e Capannori. «A scanso di equivoci - dice il professor Zecchini - Noi ci riferiamo a quel restauro in particolare, non all'attività della Soprintendenza della Toscana che ha funzionari di altissimo livello che onorano l'archeologia e tantomeno al soprintendente Angelo Bottini da tutti stimato per il suo equilibrio». Il caso della villa di Pianosa comunque non scuote la proverbiale flemma degli elbani. C'è chi alza le spalle: «È roba vecchia, sono anni che c'è quella struttura bianca sulle rovine». E infatti in tanti avevano visto la villa romana in questi anni: quando è il periodo le gite scolastiche vanno a visitarla, camminano sulla pedana di legno che è stata costruita nel bel mezzo del teatrino di Agrippa, sui mosaici che non hanno protezione. E questo, pare, sfidando l'ordine della Soprintendenza che vieterebbe a chiunque di avvicinarsi. In realtà non esiste alcun cartello, nessun segnale, nei pressi della villa che dica alcunché. C'è soltanto un blando invito alla non-balneazione da parte del Parco dell'Arcipelago perché la bellissma spiaggia non è sorvegliata. E invece pare che tutti d'estate vadano proprio lì a fare il bagno: l'acqua è bassissima e ha colori caraibici. Sarà perché il Parco ora è commissariato e c'è del caos, ma Pianosa appare proprio abbandonata. Forse proprio per questo è così bella. Gli elbani si interrogano sul futuro immediato: il problema ora è chi si aggiudicherà l'appalto per traghettare i 400 turisti giornalieri (il tetto massimo di presenze ammesse sull'isola) e su come far sviluppare quel minimo di attività consentita sull'isola, tipo trekking e visite guidate, e il servizio ristoro gestito dalla cooperativa del carcere di Porto Azzurro.