«Qui non si sta parlando di voler contare di più. Ci si sta ponendo una domanda: chi ha voglia di rimboccarsi le maniche?» Il Manifesto prende forma. Declinando parole chiave. Quelle di Francesco Casetti, direttore del Dipartimento di Scienze della comunicazione della Cattolica sono: cittadinanza, territorio, tempo, fiducia. «Il senso della cittadinanza e la fiducia spezzata si recuperano solo con la storia e il senso del luogo. O la cultura è in grado di fare questo o si riduce a una delle tante articolazioni del mercato». Casetti ha senso un Manifesto al tempo della crisi? «Ha senso ed è necessario se verte sulla questione più urgente di tutte: la riscoperta della cittadinanza». Come l'abbiamo persa? «Perché Milano ha perso la sua identità. E non perché sono calati i barbari. Non soltanto perché qualcuno si è chiuso in casa per ansia o timore. Si è persa l'identità perché è cambiato il senso dei rapporti sociali. Le metropoli fanno sempre più fatica a sentirsi civitas, città dove si partecipa al vivere comune e di conseguenza si è vicini al territorio. La cittadinanza deve essere all'ordine del giorno del Manifesto». A che titolo la cittadinanza deve entrare in un Manifesto della cultura? «La cultura dà valore identitario e ci fa sentire cittadini perché ci lega alla storia e al tempo. Rampello lo dice in altro modo: la cultura racconta chi siamo». Come ci lega alla storia? «Perché ci fa prendere contatto con il patrimonio ereditato e con il possibile. Ha un occhio al passato come patrimonio e al futuro come innovazione ». Abruzzese afferma che non c'è solo bisogno di tempo ma anche di spazio. «E ha perfettamente ragione. Le faccio un esempio concreto. A Roma davanti all'Auditorium c'è una piazza che è un posto di incontro incredibile. A Brera non c'è. Ma perché la Pinacoteca non apre il suo cortile per farlo diventare luogo d'incontro e di discussione? ». Torniamo alla crisi. Che rapporto ha la cultura con la speranza? «Più che di speranza vorrei parlare di fiducia e sfiducia. Noi vediamo solo gli epifenomeni della sfiducia: verso i politici, verso i servizi che mancano. Ma la radice si appoggia su un sentimento più originario: il senso del luogo. È giusto o non è giusto il luogo dove abito? La cultura ci dice dove siamo, in quale luogo e in quale storia. Legandoci al territorio e alla cittadinanza possiamo recuperare il senso di fiducia negli uni con gli altri e con il posto dove abitiamo». Lei ha molta fiducia nel senso della storia. Ma la tradizione ha delle rotture. Una crisi, come questa, può rappresentare una perdita irrecuperabile del senso. «È vero che viviamo una crisi profondissima. Non solo economica ma soprattutto di trasformazione sociale con l'impetuosa avanzata del nuovo. Ma come lo si affronta il nuovo, ciò che non ha presupposti? Negoziando il nuovo con il tradizionale. In altre parole, con la cultura». Milano come sta? «Milano è in una situazione chiave: deve decidere se stare nel gruppo delle città che attirano le intelligenze. Altrimenti diventa periferia». Il Manifesto ha qualche rapporto con il potere? Con la voglia di occupare spazi? «Mi ha colpito la metafora del panettiere di Fiè raccontata da Rampello. Si capisce una cosa essenziale: la cultura non è l'uvetta sul pane, ma il lievito. Bisogna capire solo quanto metterne. Il giusto. Qui non si sta parlando di occupare spazi o di voler contare di più. Ci si sta ponendo una domanda semplice ed essenziale: chi ha voglia di rimboccarsi le maniche?
MILANO - La milanesità come manifesto della cultura
Il Manifesto della cultura, scritto da Francesco Casetti, direttore del Dipartimento di Scienze della comunicazione della Cattolica, affronta la questione della riscoperta della cittadinanza. Casetti sostiene che la cittadinanza è stata persa a causa del cambiamento dei rapporti sociali e che la cultura è in grado di dare valore identitario e di legare la gente alla storia e al tempo. Il Manifesto propone di recuperare il senso della cittadinanza attraverso la storia e il senso del luogo. Casetti sostiene che la cultura è il lievito che può aiutare a trasformare la società, ma che è necessario capire quanto metterne.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo