I progetti Legambiente: ogni giorno nelle strade tante auto come 2.250 campi di calcio, va ripensata l'urbanistica. Catella: un patto per la città «sostenibile» Provate a immaginare un super- stadio con 2.250 campi da calcio uno accanto all'altro, poi dividete questi 16 milioni di metri quadri in rettangoli 2x5 e riempiteli d'auto. Ecco: ogni giorno Milano ha un parcheggio grande così per le vetture di pendolari e residenti, il 10 per cento del suo territorio. Ora dovreste vedere alcuni quartieri del nord Europa, dal Nordmanngasse di Vienna allo Slateford Green di Edimburgo: sono car free, concepiti senza traffico, e c'è una bella differenza. «Milano è in ritardo ma l'Expo è l'occasione per un rinnovamento radicale delle politiche per la mobilita», sostiene Andrea Poggio, vicedirettore di Legambiente. In attesa del sito dell'Esposizione interamente pedonale e servito dai mezzi Milano sperimenta un primo modello di quartiere eco-sostenibile: è Porta Nuova, nell'area Garibaldi-Repubblica. È stato progettato e cresce tra 7 fermate del metrò, con 160 mila metri quadrati di aree verdi e pedonali e un tunnel sotterraneo di 650 metri che farà scivolare il traffico da viale della Liberazione alla stazione (pronto entro l'anno). Per Comune, Legambiente e Manfredi Catella, ad di Hines, la società che coordina i lavori in Porta Nuova, è la direzione giusta per l'Expo: «Un'alleanza tra amministrazione, docenti, ambientalisti, cittadini e imprenditori immobiliari». Fondazione Riccardo Catella, zona Isola. Il dibattito si svolge qui, ieri mattina, al convegno Costruiamo città senz'auto organizzato da Legambiente nella «casa» dei costruttori di Porta Nuova. Un evento, a modo suo, storico e simbolico, che sancisce la fine della contrapposizione verdecemento e l'inizio di una riflessione comune. Poggio lancia il progetto «Green Life» per l'Expo: «Vogliamo sperimentare nuovi modi di abitare », svincolati dall'auto e collegati al mezzo pubblico e alla bicicletta. Che si possa fare è dimostrato, gli esempi ci sono, all'estero: «L'urbanistica può essere una risposta alla crisi». Milano ha 1,3 milioni di abitanti e «soffre» 5 milioni di spostamenti al giorno, metà interni e metà da e per l'hinterland (400 mila vett ure sono «ospiti»). Sei viaggi su dieci si fanno in auto. Altri tre in treno, bus, tram e metrò. La rivoluzione, almeno in potenza, è già nei numeri: negli ultimi 9 anni le vetture immatricolate in città sono calate di 60 mila unità (meno 7,6) e oggi c'è un rapporto di 741 veicoli ogni mille abitanti. «La città senz'auto è la direzione giusta», chiosa l'assessore Edoardo Croci: «Bisogna restituire lo spazio urbano ai cittadini, garantire più qualità della vita. Per questo tutti i nuovi quartieri, da Porta Nuova a CityLife, nascono intorno al trasporto pubblico. Diamo un'alternativa concreta alla macchina». Roma, per dire, sta messa peggio. Ma il tasso di motorizzazione di Manhattan è comunque cinque volte sotto. Al futuro serve un patto, si diceva. Un'alleanza. Catella accetta e rilancia la sfida: «Il tavolo di lavoro con Legambiente è un dato su cui riflettere e scommettere », nella progettazione della città «bisogna lavorare su regole chiare». Porta Nuova, in questo, è un paradigma: l'intervento è stato presentato, discusso, ridefinito, «migliorato» in corsa. Ma per il futuro, per l'Expo, la regia del Comune nel dialogo è imprescindibile, conclude Catella: «Ci vuole un'amministrazione più consapevole che sul territorio scriviamo il futuro». Al tavolo, in Fondazione, ci sono anche lo Ied, l'istituto AmbienteItalia e il Politecnico, con il professor Fabio Casiroli. Che dice: «D'accordo i grandi progetti, le promesse... Ma Milano può prendere subito piccole misure d'efficacia immediata». Tipo tirare una striscia sull'Autolaghi per Malpensa e riservare la corsia a bus e taxi, e ripensare il trasporto ferroviario: «Dall'ora di cena Milano è irraggiungibile da fuori con i mezzi pubblici ». In queste condizioni, si voglia o no, l'auto è un obbligo. A. St.