"Così non moriamo" Lidea è di aprire due domeniche al mese: "Tornate a visitare questa piazza" Con i loro mobili hanno arredato casa nobili, politici e professionisti. Esponenti di spicco della borghesia e della nobiltà di Palermo. Hanno acquistato tavoli e sedie, poltrone, piastrelle depoca. Pezzi dal Barocco allArt Nouveau. Tre secoli di storia raccontati dagli arredi e dai gusti dei palermitani che amavano fare acquisti in piazza Peranni, al Papireto, noto a tutti come il Mercato delle pulci. «Fino al Liberty e non oltre» spiega Filippo Ienna, 61 anni uno degli storici fondatori del mercato, pioniere assieme ad Antonio Gulino dei commercianti che vendono alle spalle della Cattedrale. «Mobili e pezzi dei primi decenni del secolo scorso, niente a che vedere con il modernariato - precisa Ienna, che si dice "rigattiere" e non antiquario. «Da noi veniva gente importante come il ministro dellInterno Franco Restivo - dice Ienna - ex presidente della Regione, buonanima. Per lui il mercato non si doveva toccare». Piazza Peranni ha una storia lunga decenni. Era una mattina del gennaio 1949 quando Giuseppe Virruso, raccoglitore di ferro e cuscinetti a sfero, si recò col suo carrettino nella dimora dei principi Lanza di Trabia a Terre Rosse, attuale via Salinas. Il parmense Armando Rolli, factotum della famiglia, gli diede otto sacchi pieni di vecchi utensili di rame e 250 lire come regalia per portare via gli oggetti. Il percorso da Terre Rosse a piazza Marmi fu faticoso, però quando il rigattiere scaricò il pentolame, in meno di due giorni riuscì a vendere tutto e a guadagnare più di 15 mila lire, la paga mensile di un muratore. Così ogni pomeriggio Virruso iniziò a bussare ai portoni dei palazzi nobiliari del centro storico in cerca di oggetti usati da raccattare. Sulla sua scia si aggregavano altri raccoglitori come Saro Occhipinti e Michele Savasta. Dopo due anni i tre furono costretti a lasciare piazza Marmo e occuparono larea comunale del Papireto. In brevissimo tempo i venditori diventarono dieci e sul finire degli anni Cinquanta si triplicarono. Con un salto di qualità: cominciarono a trattare tavoli e scrittoi del Settecento, ceramiche da farmacia del Seicento, dipinti di buona fattura, argenti sacri, cassettoni Luigi XIV. Filippo Ienna ha iniziato a 5 anni: «Mio padre Vincenzo mi portava appresso con lui in piazza Marmi. Adesso ho 61 anni, la stessa età del mercato praticamente, con 40 stands, ma le famiglie sono molte di più, siamo tantissimi tra figli e parenti». Nel 1962 il Comune trasforma la strada in asse di scorrimento. Fra gli occhi esperti di visitatori e acquirenti compaiono adesso anche quelli di Enzo Sellerio, Ancia Daneu Tschinke, Salvatore Renda Pitti e Pippo Cardella. Qualcuno, un fortunato, scovò anche un dipinto di van Dyck in mezzo a tante croste. Restivo era assiduo frequentatore e forte collezionista di maioliche cinque-seicentesche. Sellerio, invece, andava alla ricerca di vetri dipinti di tradizione popolare e di giocattoli del Settecento. In questo modo il Mercato delle pulci ha praticamente fatto la fortuna di antiquari come Patella, Burgio, Sarno, Campanella, Gorvernale e Tirenna. A loro si unirono i Manzella, i Pasqua, i Rizzo e i Trionfante. Oggi sono ancora Antonio Gulino, detto «il barone» per il suo stile impeccabile, sempre in giacca e cravatta, e Filippo Ienna quelli che continuano a mantenere vivo il mercato. Ma la crisi si è fatta sentire anche qui: «Da un paio di anni a questa parte - continua Ienna - non si vendono mobili. Sopravviviamo grazie alla pietra. Di solito a dicembre si vendono moltissimi tavoli da 18 e fino a 36 persone, come un "inglese" a manovella dell800. Con la lira, costava 2 milioni e mezzo e si faceva figura». Gulino, dai gusti raffinati, era specializzato nellacquistare cassapanche di Sciacca. «Per quel genere di mobile dipinto andavo pazzo - racconta il Barone - Nella mia lunga carriera di raccoglitore ne ho comprate a centinaia. Partivo col camion vuoto e rientravo la sera che era strapieno come un uovo. Le immagini ricorrenti erano quelle di scene campestri con uccelli e motivi floreali». Il più accanito compratore di oggetti fu Franco Restivo. «Il ministro aveva gusto - racconta Gulino - era un grande intenditore di quellarte, che aveva apprezzato attraverso gli studi del Pitrè. Soltanto da me ne comprò una decina di buona fattura». Il mercatino di piazza Peranni è stato più volte al centro di polemiche legate ai furti di arte, ai tombaroli e alla merce rubata nei siti storici e archeologici e poi rivenduta di contrabbando, perfino su eBay. «Siamo controllati, soprattutto dai carabinieri - dice Ienna - quando manca qualche pavimento importante abbiamo seccature. Mettiamo tutto in evidenza, non nascondiamo nulla nel retrobottega». Lattività inizia presto al mattino con orario continuato fino alle 7 di sera. Fatto di baracche, costruite dagli stessi rigattieri, il volto del mercato non è cambiato negli anni, nonostante le ripetute promesse di restyling da parte delle varie amministrazioni comunali. «Non ci hanno mai dato lautorizzazione a fare una cosa sistemata - spiega Ienna - due anni fa Eugenio Randi ci aveva promesso il mercato nuovo. Ma non si è visto nulla. Siamo indietro di mille anni. Ma l80 per cento delle baracche lho costruito io. I nostri padri ci hanno portato qui e difendiamo con i denti e con le unghie il nostro spazio». Lultimissima richiesta dei commercianti di anticaglie di piazza Peranni al Comune è in attesa di risposta. «Vorremmo aprire il mercato la terza domenica di febbraio e per due volte al mese, compreso il sabato e farne una fiera con commercianti provenienti da tutta lItalia. Invitiamo i nostri cittadini a visitare il Mercato delle pulci, tornate a comprare e a visitare la piazza».