Luca Ciarabelli debutta con un libro a tinte fosche che descrive una Ravenna come "palude fetida" Il tenente Santo Ateo Miserino Bonarroti indaga a SantApollinare in Classe E «una palude fetida», «un delirio di melma», un luogo schiacciato dalla calura e attanagliato dallaccidia Ravenna, città che un tempo era nobile e antica e che oggi è «una bigotta dalle gambe larghe». Città di «vescovi incartapecoriti dove nemmeno la legge ha voglia di essere infranta», che implode lenta ma senza sosta su se stessa, sul suo passato glorioso di capitale bizantina, oggi un deserto di sabbie mobili. E così che il lettore viene spinto a vedere Ravenna, con gli occhi di chi la considera un confino, tanto da sentirla un esilio: quelli del tenente Santo Ateo Miserino Bonarroti, che ben presto viene risucchiato da questo asfissiante mal di vivere, lui che deve attendere sedici anni e sette mesi prima di avere fra le mani una vera indagine, un delitto, come crede di meritarsi. E «uno straniero» in terra romagnola Bonarroti, quanto il capitano Bellodi nella Sicilia tratteggiata da Sciascia, lontano da una realtà che sembra solo lologramma di se stessa, impalpabile, immobile, inconsistente. Un omicidio senza spargimento di sangue nella basilica di SantApollinare, un mosaico danneggiato, uno strano intruglio a base di prugne che porta alla morte un archeologo che meglio sarebbe definire truffatore e trafficante: storia, arte e filosofia sono gli ingredienti del delitto che Bonarroti attende da anni per dare un senso alla sua esistenza, arresasi alle stanche abitudini quotidiane di un luogo che pare declinare qualsiasi sussulto. Il caldo soffocante asciuga la sua lucidità investigativa, lo sottopone a visioni e illusioni, gli fa perdere di vista anche levidenza di un giallo che sembra di facile soluzione. Questa Ravenna, quella dipinta da Luca Ciarabelli ne Il bambino che fumava le prugne (Il Maestrale) al suo primo romanzo, pare non poter concedere di più. Eppure lo stesso tenente dai nomi paradossali e contraddittori scoprirà un ricco sottobosco che egli stesso ignorava, nonostante quasi ventanni di forzata osservazione della realtà; e proverà a tradurlo facendo ricorso alla filosofia, suo rifugio nei momenti di apatia e sconforto esistenziale. Saprà ancora sorprendersi di fronte ai personaggi che Ravenna sa coltivare, caratteristici eppure così atipici, che lo chiamano ora sergente ora commissario ora persino ammiraglio, imbottiti di Sangiovese e piadine alla salsiccia, pronti a trovare anche in un carabiniere il quarto per giocare a carte, e che danno un senso al proprio essere con una divisa verde e un cartellino di plastica ben esposto. Non vuole arrendersi a diventare parte dellacquitrino in cui lhanno cacciato, il tenente Bonarroti, trovando pace solo nei racconti intrisi di proverbi e dialetto di un pescatore di buratelli. La chiave del delitto, ma lui ancora non lo sa.