Appendere un bot alle pareti il mercato dellarte contro la crisi Appello degli organizzatori a Bondi: troppe le restrizioni su questi beni "Ci sono opere che vengono vendute a più di 500mila euro, altre a 2mila euro" Appendere i Bot alle pareti: oltre a far danni, la crisi delle borse premia anche gli investimenti nellantiquariato e il primo fine settimana di Modenantiquaria - la fiera dellantiquariato in corso al parco modenese di Novi Sad - la conferma il trend positivo con un 20 in più di biglietti staccati allingresso. Il merito è anche dellabbinamento con lalta cucina, la novità di questanno, ma è chiaro ormai che tra i fondi bancari e il materasso, i ceti alti preferiscono spendere in cornici preziose e rarità dellOttocento. Gli antiquari, però, frenano e denunciano: se le opere potessero circolare liberamente, saremmo il mercato numero uno al mondo. «Questi primi giorni stanno andando benissimo - spiega Enrico Ceci, presidente del sindacato degli antiquari modenesi (nella foto) - il calo temuto con la crisi non cè stato, anzi». La mostra-mercato modenese, infatti, sta facendo il pieno di visitatori, ribaltando le flessioni verso il basso degli anni precedenti. E non sono solo i crolli in borsa a persuadere i ricchi ad investire in Luigi XVI o credenze stuccate in oro: «Loperazione di comunicazione fatta con i grandi chef e con Massimo Bottura, che ha curato il catering di tutta lexpo, ha contribuito a questo primo successo - racconta Luigi Belluzzi, presidente di Studio Lobo, organizzatore di Modenantiquaria - ma è pur vero che ora è il momento giusto per comprare: le opere minori costano meno, e il mercato se nè accorto». Lo gnocco croccante di Bottura a prezzi non proprio stracciati (i pranzi in fiera con gli chef costano infatti 100 euro) hanno preso per la gola i 3000 visitatori in più, ma «almeno il 25 viene per Petra - continua Belluzzi - è lunica fiera in Europa che espone antiquariato per parchi e giardini, e attira anche architetti in cerca di spunti creativi». Peccato, però, perché si potrebbe fare molto di più: «Con il patrimonio che abbiamo, saremmo il più grande mercato al mondo - incalza il presidente degli antiquari modenesi - ma le restrizioni alla circolazione di questi beni sono troppe e noi subiamo perdite enormi». Un problema che Ceci ha segnalato direttamente al ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, venerdì scorso a Modena per il taglio del nastro: «Nessuno vuole vendere le fontane del Bernini agli americani: per portarsi a casa una serratura del ï500 ci mettono almeno due mesi, tra pareri e nulla osta dello Stato. Vogliono spendere da noi, ma ci rinunciano». Per esportare qualsiasi oggetto che abbia più di 50 anni, infatti, occorrono i permessi delle soprintendenze: la legge risale al 1912, e colpisce anche chi riporta a casa opere italiane conservate allestero. Tempi burocratici allitaliana, dunque, che strozzano un mercato molto appetibile per gli acquirenti internazionali. E mentre si aspetta lintervento del ministro, come promesso agli antiquari di Modena, in fiera si contratta e si fanno affari: «Ci sono opere che vengono vendute a più di 500 mila euro - conclude Ceci - ma riusciamo a mantenere anche un target commerciale con oggetti più economici, anche sui 2 mila euro».