VENEZIA In primo luogo si dice «allibito» per la notizia dell'indagine aperta dalla procura della Repubblica di Venezia sulla cena di gala organizzata a Palazzo Ducale da Bulgari per l'avvio del restauro della Scala d'oro il 14 settembre 2006. Ma poche righe più sotto il sindaco di Venezia Massimo Cacciari si preoccupa soprattutto di tranquillizzare tutti gli sponsor dei restauri veneziani: «Assicuro tutti gli operatori industriali ed economici che hanno finora potuto disporre per le loro iniziative di Palazzo Ducale e di altri prestigiosi luoghi veneziani, garantendo lo stesso rigore e la stessa intelligenza dimostrata da Bulgari, che l'Amministrazione comunale è fermamente decisa a continuare sulla linea di collaborazione fin qui seguita». Insomma, il sindaco tiene duro sull'ennesima polemica che riguarda l'utilizzo di palazzi e opere d'arte per portare quattrini nelle casse di Ca' Farsetti. Solo che questa volta non ci sono polemiche da professori esteti o lamentele dei «soliti» veneziani, ma una serie di accertamenti dei carabinieri della sezione di polizia giudiziaria, attivati da un esposto anonimo. L'ipotesi di reato è l'uso illecito di un bene culturale, per cui sono previsti l'arresto da sei mesi ad un anno e l'ammenda fino a 38 mila euro, sulla base dell'articolo 120 del decreto legislativo 42 del 2004 (il cosiddetto Codice dei beni culturali). La norma dice infatti che quando un'azienda privata sponsorizza un bene culturale, la sua promozione «avviene attraverso l'associazione del nome, del marchio, dell'immagine, dell'attività o del prodotto all'iniziativa oggetto del contributo», specificando però che ciò deve avvenire «in forme compatibili con il carattere artistico o storico, l'aspetto e il decoro del bene culturale da tutelare o valorizzare». «Ho personalmente partecipato all'evento: un'organizzazione perfetta, una scenografia di altissima classe e di grande effetto, con la cura più assoluta per la bellezza e il prestigio del luogo ricorda Cacciari , nessuna folla, pochi e selezionatissimi ospiti internazionali, meno di cento (anche se in realtà le cronache ne ricordano 160, ndr). In quella occasione ho ringraziato il signor Bulgari anche per la qualità dell'iniziativa che aveva organizzato». Un secco «no comment» arriva invece dalla soprintendente Renata Codello, visto che all'epoca il via libera alla cena non arrivò da lei, ma dal suo predecessore Guglielmo Monti. L'architetto Codello sottolinea però un aspetto generale: «Il soggetto che deve decidere sul "decoro" di cui parla la norma è la Soprintendenza spiega è un giudizio di merito che fa parte del potere discrezionale dell'ufficio da me diretto. Come viene stabilito? Con garbo, nel rispetto del senso del pudore di tutti».