«Non è stata eseguita con cura, benché nuova già si disfa» scriveva mestamente De Brosses, nel 1740, della scalinata di Trinità dei Monti. Anni prima parte delle opere era rovinata ed era servita tutta 1'esperienza del Raguzzini per porvi rimedio. Al contrario dei tanti monumenti romani costruiti per resistere allo scorrere dei secoli, l'architettura disegnata da De Sanctis col tocco lieve di una .sistemazione effimera, sembrava destinata a durare quanto il fondale di una scenografia. Ma proprio quest'inno alla leggerezza e alla caducità, che non esprime la geometria unificante delle grandi architetture romane né possiede la loro consuetudine col tessuto (che sembra, al contrario, ondeggiare libero e vaporoso nell'aria) è divenuto uno dei simboli più solidi e duraturi della città. Un simbolo, s'intende, trasformato oggi da una globalizzazione che incrocia traiettorie di messaggi, scambia e sovrappone il senso di segni e luoghi, dove i paesaggi mentali trasformano i paesaggi reali. Per i giovani delle nuove società nomadi e migratorie, proiettati qui da New York, Tokio, o Rio de Janeiro, la Scalinata, che pure ebbe modesta fortuna pressò i viaggiatori del Gran Tour, diviene il luogo astratto e storicamente .indefinito che dà forma allo stereotipo dell'allegria è della creatività italiane, banalizzate e intemazionalizzate da spinelli e ubriacature che si ripeteranno, giorni dopo, a Parigi o Berlino. Del resto occorrerebbe una lunga educazione (aver succhiato fin da bambini il latte dei monumenti romani) per cqmprendere il senso della scalinata tripartita che allude alla Trinità della Chiesa, esprimendo appieno, nello stesso tempo, la linfa fantasmagorica ed esuberante, errabonda e spettacolare del '700 romano. E così, nella società del viaggio e della velocità che riconduce tutto all'efficienza della linea retta, dove le gambe (dal taxi allescale mobili all'aereo) non servono più per arrivare, il passeggero tra le libere sinuosità della scalinata costellata di soste e pause impreviste può provocare pulsioni incontrollabili. Anche perché le traiettorie dei messaggi hanno senso doppio e i disegni a spray che sui muri di New York esprimono ribellione e dissacrazione (prontamente omologati come nuova forma d'arte) vengono importati nel contesto dei monumenti romani, senza che forse il povero autore, convinto artista di graffiti, sì renda conto dello stolido equivoco e dei danni che esso produce. E mentre l'architettura della scalinata è patrimonio dell'umanità, rimane a noi romani il suo arduo controllo. Un problema che l'opera stessa era chiamata a risolvere, disegnata «tutta a vista fino all'ultimo gradino» per evitare quelle «oscenità grandi» che si ripetevano fin sui gradini della chiesa. Di fronte all'assalto del nomadismo globalizzato, la soluzione indicata dal sindaco Veltroni di un controllo severissimo non sarà certo innovativa, ma appare il solo rimedio da mettere in atto prima che qualcuno chieda di porre cancellate, cancellando questo straordinario monumento che si nutre del moto e della vita che vi scorre.
Corriere della Sera
26 Marzo 2004
Scalinata indifesa
GI
Giuseppe Strappa
Corriere della Sera
La scalinata di Trinità dei Monti a Roma è stata costruita con cura, ma nel 1740 De Brosses la descriveva come rovinata. L'architettura è stata progettata da De Sanctis con un tocco di leggerezza e caducità, che non è tipica delle grandi architetture romane. Oggi, la scalinata è diventata uno dei simboli più solidi della città, grazie alla sua globalizzazione e alla sua trasformazione in un luogo astratto e storicamente indefinito. I giovani delle nuove società nomadi e migratorie la considerano il luogo dell'allegria e della creatività italiana.
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