Da quanti anni non vedete i Bronzi di Riace? Io li vidi nel 1972 appena recuperati dalle acque in perfette condizioni. Credo dessere stato il primo, con la complicità di un custode del museo e quando ancora non era chiaro cosa fossero le due formidabili statue. Furono poi inghiottite nel silenzio di lunghi annidi restauro. E non se ne parlò più fino al 1980 quando il valorosissimo sovrintendente Nicosia, non le espose a Firenze, senza alcuna pubblicità. Tale fu subito levidenza della loro bellezza che parlarono da sole in un tam tam di ammirazione e meraviglia, e senza che promozione e pubblicità attrassero migliaia di visitatori. Non molti ricorderanno che a sottolineare leccezionalità di questo disvelamento il presidente della Repubblica, allora Sandro Pertini, li volle al Quirinale dove i due bronzi trionfarono. E poi si stabilì, comera logico che trovassero sede definitiva nel Museo nazionale, cioè di Stato, nel capoluogo della regione nelle cui acque furono ritrovati. Come vuole la legge. Adesso un altro presidente, davanti a un coro di capi di Stato, chiama i due soldati, i due guerrieri, i due atleti a fare mostra di sé, non sottraendoli a una regione difficile e in vari modi mortificata, ma innalzandoli a simboli della nostra civiltà con una esaltazione mediatica senza precedenti. E così come io nel72 ebbi la fortuna di vederli prima di altri, oggi ho fatto lesperienza di un viaggio in Calabria in automobile come immagino potrà fare un turista partendo da Roma: nove ore e mezza per arrivare a Reggio Calabria fra mille disagi, interruzioni, difficoltà. Quante sono le persone oggi a visitare il Museo Nazionale di Reggio Calabria? È per questo, anche per questo disagio, che va stroncata sul nascere la polemica che subito si annuncia e che senza logica e ragione ha subito trovato terreno favorevole nella grottesca denuncia del segretario della Cgil di Reggio Calabria Francesco Ari di una «trama sotterranea» del governo per il tentativo di portare i Bronzi di Riace nellisola della Maddalena in occasione dei G8 il prossimo luglio. Una vera e propria intimidazione senza logica e senza fondamento, tipica della retorica della falsa conservazione e di una sterile ideologia mista a una forma patologica di campanilismo: «Ci stanno provando senza dare troppo nellocchio ma se lo possono pure scordare: i nostri tesori non vanno da nessuna parte». Ecco il compiacimento dellarretratezza, del sottosviluppo, ma come il Louvre, il British Museum, il Metropolitan di New York e anche gli Uffizi prestano quadri in tutto il mondo, capolavori di Duccio di Buoninsegna, di Giotto, di Botticelli, di Mantegna, di Caravaggio (è or ora arrivata alla Pinacoteca di Brera la Cena in Emmaus di Caravaggio dalla National Gallery di Londra). Il Museo Nationale di Reggio Calabria infinitamente meno frequentato delle sedi sopra ricordate, non può prestare i Bronzi perché incompetenti reazionari, in nome di una tutela che non conoscono, sono subito pronti a denunciare liniziativa gravissima e irresponsabile». Non sapendo come motivare unaffermazione così assurda evocano il sacro principio della fragilità. Tutti siamo fragili e fragile è Giotto, fragile è Mantegna, fragile Duccio di Buoninsegna. E con ciò? Bastano prudenza e delicatezza. Fragile è il loro cervello e fragili sono le menti di chi giudica fragili i Bronzi di Riace. Sono stati sottacqua per 2500 anni e, riemersi intatti, non sarebbero in condizioni di muoversi. Baggianate di quei falsi tecnici che raccontano bugie come fecero per il Cristo morto di Mantegna e come hanno fatto per la Conversione di Saulo di Caravaggio che non poteva andare a Mantova perché fragile nel 2004, ma è potuta andare tranquillamente a Milano nel 2008. Imbecilli e falsari. Tra le forme di cultura del piagnisteo che dominano in Italia ci sono quelle dei conservatori di musei che tengono le opere come se fossero proprietà privata, mentre i privati si mostrano frequentemente generosi nel concedere le opere delle loro collezioni. Subito si evoca lincolumità dei beni preziosi. La formula tipica è: «Spostarli?, ci sono problemi di conservazioni assai complessi da esaminare». Non cè niente da esaminare altrimenti non si spiegherebbe che dallaltra parte dello Stretto ha viaggiato senza problemi da una parte allaltra dei mondo il ben più fragile Satiro Danzante di Mazara del Vallo, anchesso ritrovato sottacqua dopo 2500 anni e pure, con una diversa amministrazione dei beni culturali, quella autonoma della Sicilia, sempre in viaggio senza danno. Due pesi e due misure? Incoscienti, irresponsabili siciliani? Irresponsabili archeologi e studiosi? O forse il Satiro si muove perché è nellattitudine della danza, in movimento e i Bronzi di Riace non si possono muovere perché stanno fermi? E i preoccupatissimi sostenitori della «fragilità» doverano quando il professor Salvatore Settis, scrupoloso studioso e archeologo, presidente del Consiglio superiore del ministero dei Beni Culturali, rigoroso e implacabile censore delle scelte discutibili dei vari ministri, faceva spostare da una parte e dallaltra dItalia fragili sculture classiche, greche e romane, per la mostra La forza del bello a Mantova? Non diversamente dal presidente del Consiglio per il G8, anche per Settis la tesi era di far vedere un primato, di dimostrare attraverso le opere una tesi: «Larte greca conquista lItalia». Per questo era necessario muovere dallisola di Mozia, dove non è meno essenziale che i Bronzi a Reggio Calabria, il fragilissimo Efebo in marmo, forse più a rischio dei Bronzi. Per questo, fra varie, inutili sceneggiate, arrivarono da Reggio anche tre sculture del Museo Nazionale. Nazionale, appunto, e quindi di tutta lItalia con una giurisdizione che è soltanto dello Stato. Non si capisce perché, soltanto in Calabria, occorre discutere e negoziare con il sindaco, il pur ragionevolissimo Giuseppe Scopelliti il quale può certamente chiedere aiuti per Reggio e per il suo museo ma non ha alcuna competenza diretta e specifica sui Bronzi e sulle opere del Museo Nazionale. Viene chiamato in gioco ogni volta, perché, diversa da tutte le altre regioni, la Calabria scambia il fruttuoso prestito per uno scippo e i cittadini di Reggio temono di essere depredati considerando lItalia e lo Stato centrale come un nemico. Così si evocano sollevazioni popolari, si presumono, per sostenere il prestito, necessarie misure dordine pubblico come non sarebbero in nessuna altra città dItalia e come furono soltanto a Pergola per il rischio, dame, come sottosegretario, sventato, che i Bronzi di Cartoceto fossero per sempre trasferiti ad Ancona. Ma in questo caso non si vedono rischi e minacce. Eppure anche in passato, a segnare la diversità della Calabria rispetto alle altre regioni, fu buttato più di un miliardo di lire per fare inutili copie dei Bronzi. Non si sa per quale necessità. Non si può consentire che dei beni di Stato siano ostaggio dellumore variabile, imprevedibile e immotivato dei cittadini, se è vero che il sindaco ha dichiarato di «voler decidere in base a come risponderà la città. Se bene informata la città dovrebbe essere entusiasta che, durante il periodo di chiusura del Museo, sinnalzi davanti al mondo il patrimonio che Reggio Calabria conserva. E dunque il presidente del Consiglio è il ministro dei Beni Culturali non si facciano intimidire, non si facciano ingannare, e non affidino il destino del patrimonio artistico a chi non ne conosce il valore e intende mortificarlo con una miope visione millantata per tutela.