Le mamme pronte a scendere in piazza, la voglia di vigilanza fai-da-te. E lestrema destra cavalca la rabbia Scritte davanti alla Caffarella: assassini, occhio per occhio Mercoledì nel quartiere una fiaccolata di protesta: "Bloccheremo lAppia, dobbiamo farci sentire" È la paura di un quartiere che diventa violenza in un clima sempre più arroventato. Le avvisaglie si erano viste fin dal mattino. «Occhio per occhio», «rom assassini, vergogna». Due scritte lunghe tre metri, tracciate in fretta con uno spray nero, con tanto di firma "Forza Nuova" e di croce celtica campeggiano in via Carlo Denina, a poche centinaia di metri dallingresso del parco della Caffarella. Domenica di sole e di rabbia, fremiti di vendetta e paura che sincrociano in un quartiere traumatizzato. Ci sono quelli del comitato "Roma Caput Mundi" che si preparano per la fiaccolata di protesta di mercoledì prossimo («Partiremo da piazza Re di Roma, vogliamo bloccare lAppia, farci sentire») e le fondatrici del comitato per la sicurezza delle donne (nato solo ieri, dopo la notizia dello stupro) che stanno organizzando ronde al femminile. «Scenderemo in strada con i nostri bambini, pacifiche e disarmate per ribadire che il corpo delle donne è sacro - spiegano Bonaria Corrias e Barbara Cerusico - chiamatela vigilanza, non ronde che fa tanto giustizieri... Vogliamo riprenderci il diritto di girare per strada senza essere molestate». Il bar "Simon", dove i due sventurati fidanzatini hanno chiesto aiuto, è stretto dassedio da telecamere e taccuini. Alessandra Bruni, 24 anni, treccine bionde, molto milanese, molto educata, è costretta di malavoglia a raccontare la stessa storia dieci, venti volte: «Erano qui davanti, piangevano e un signore mi ha chiesto di uscire... Li ho fatti entrare, erano inebetiti. Lei aveva dei tagli sulle gambe e mentre gli li medicavo le ho chiesto se lavevano violentata e ha risposto di si... Lui non parlava. Degli aggressori hanno detto solo che erano stranieri e uno aveva una faccia da pugile. Il ragazzo mi ha dato il numero del padre e io lho chiamato». Poi sinterrompe, alza il telefono e abbassa la voce: è la madre della ragazza che vuole ringraziarla: «Per carità, signora, ho fatto quello che avrebbe fatto chiunque». Fuori dal bar, un ambulante arabo ha posato la sua merce: giocattoli, occhiali, paccottiglia. Nessuno lo guarda, nessuno lo infastidisce anche se, a cinquanta metri di distanza, cè un tipo coi baffi che invoca vendetta: «Se li dessero a me, quei tizi, saprei cosa fare... La benzina, ci vuole. Se li prendono, due giorni e sono fuori. Andiamo alle fungaie, un bel po di benzina, un cerino e via, problema risolto...». Le fungaie sono le grotte, i cunicoli che sintersecano ai margini dei 200 ettari del parco della Caffarella, un gioiello di natura e resti archeologici dove si celebrava il culto del dio Almone e i cavalieri romani galoppavano in formazione nelle corse in onore di Marte Gradivo. Tuttintorno, boschetti di lecci, robinie e roverelli dove con un po di fortuna si può ancora avvistare qualche volpe, un gheppio o un barbagianni. La cronaca nera non è di casa, limmigrazione, invece, si fin dagli anni 90 quando comparvero le prime baracche dei polacchi: una storia di miseria, tuguri e giacigli di fortuna andata avanti di sgombero in sgombero fino a qualche mese fa. Adesso, gli insediamenti sembrano spariti ma lincubo, la paura, restano. «Ci vengo col cane a passeggiare ma ho sempre langoscia che qualcuno spunti fuori da una grotta e mi zompi addosso» rabbrividisce Maria Alfani, con labrador al seguito. «In realtà, le fungaie sono quasi tutte chiuse da tempo, non ci dorme più nessuno - spiega il custode del parco Guido Cubeddu - lunica rimasta in attività ha dei dipendenti romeni ma lavorano, non danno alcun fastidio». «Il problema della sicurezza esiste - ammette la direttrice Alma Rossi - abbiamo pensato a recintare almeno gli ingressi e a istallare un sistema di telecamere ma impedire che qualcuno entri è molto difficile». Nella parrocchia di San Giuda Taddeo, padre Giampaolo, al momento dellomelia, evita toni accesi e, commentando la parabola del lebbroso risanato da Gesù, si limita a un accenno alla violenza che incombe: «La lebbra era un segno di impurità come il peccato e oggi guardando la tivù sembra che il peccato sia ovunque... È un bollettino di guerra». Fuori, grandi striscioni a lettere rosse invitano alla raccolta del sangue per domenica prossima. Palloncini e cuori vermigli ricordano un San Valentino allinsegna dellorrore metropolitano. Allingresso del parco, pattuglie di vigili urbani in attesa del sindaco Alemanno, stand up dei giornalisti televisivi, un elicottero ad alta quota a uso e consumo delle telecamere visto che una battuta in zona, ora che il parco è affollato di ciclisti, cani, carrozzine, coppie e famiglie, è assolutamente ridicola. Augusto Caratelli, del comitato Roma caput mundi, promette vigilanza notturna dei cittadini in tutta la zona mentre lassociazione di destra "Foro 753" si dichiara disponibile a presidiare parchi e aree verdi. In serata, manifestazione di Forza Nuova: una trentina di attivisti con bandiere e megafoni al grido di "Fuori le bestie dal quartiere". Un prologo alle ronde che dovrebbero iniziare da mercoledì in poi e in cui non tutti vedono una soluzione. «Non mi vengano a dire che questa zona non è sicura... Io non ho alcuna paura» dice la voce fuori dal coro di una signora sui sessantanni. E non è lunica a pensarla così. Di ronde si parlò anche ai tempi di Jack Lametta, il maniaco che sfregiava le donne del quartiere allinizio degli anni 80. Mai identificato, mai preso. Un altro incubo senza volto, per la gente della zona, come i romeni dello stupro di San Valentino.