Il sindaco ds: scelta dolorosa Le associazioni insorgono: colpa del voto alle porte Sepolta sotto terra, di nuovo. Avvolta da un telo di plastica e ricoperta di sabbia, argilla e terriccio. Così è stata cancellata la "domus romana di Pisaurum", antica magione della Pesaro di duemila anni fa. Una delle scoperte archeologiche più importanti della città, adesso è solo un ricordo. Gli operai incaricati dal Comune non hanno ancora terminato i lavori, ma il più ormai è fatto. Sopra la domus crescerà un prato, diventerà un giardino pubblico. Era venuta alla luce per caso dieci anni fa, durante i lavori di ristrutturazione della vecchia stazione. Ora il sindaco, Luca Ceriscioli (Pd) ha rotto gli indugi e deciso di disfarsene: «Una scelta dolorosa, ma necessaria». Con le casse pubbliche al collasso, non ci sono fondi per valorizzare «una pur importante testimonianza storica della civiltà romana in epoca imperiale». A nulla è valso liniziale parere contrario della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche, che poi, di fronte alla netta presa di posizione del Comune, ha avallato la scelta definitiva. «Abbiamo avuto il loro assenso in tutti i passaggi amministrativi che hanno portato alla copertura» assicura il primo cittadino. Inutile la rivolta delle associazioni con tanto di sit-in di protesta. Nemmeno le polemiche politiche sono riuscite a fermare le ruspe. Anzi cè chi sospetta che proprio le imminenti elezioni abbiano avuto un peso sulla scelta. «Hanno prevalso piccoli interessi - sostiene Franco Bastianelli, artista e promotore della protesta - perché i resti archeologici non votano, questo è il problema». «Chi ha deciso di seppellire la domus di via Matteotti non si è reso conto del suo incommensurabile valore storico - accusa Roberto Malini, responsabile di una delle associazioni che hanno animato la protesta - si tratta di reperti unici al mondo». Ora la domus è stata condannata a macerarsi sotto la terra». Lassessore comunale alla cultura, Luca Bartolucci, replica: «dal 2000 abbiamo continuamente cercato risorse pubbliche e private per valorizzare la domus, ma senza risultato. Cè stata una insensibilità assoluta del ministero dei Beni Culturali. E nessuna possibilità di accedere a fondi europei. Che avremmo dovuto fare? È sempre brutto seppellire una testimonianza storica, ma il nostro compito è anche fare scelte. E con le risorse disponibili, non abbiamo potuto fare altro. Io mi sento sereno. Occorrevano due milioni di euro per valorizzare quegli scaviï». Secca la replica delle associazioni. «Oggi, per seppellire la domus hanno speso centomila euro - sostiene Bastianelli - è scritto nella determina con la quale hanno affidato i lavori alla ditta che ha attivato le ruspe. Con quella cifra si poteva realizzare un pavimento di cristallo come in tante altre città del mondo». Perplessità sulla sepoltura sono state avanzate anche da Paolo Sorcinelli, assessore ai beni culturali della Provincia di Pesaro e Urbino: «Una decisione assurda».