La Scuderia e la Citroniera sono gli ultimi ambienti restaurati della Reggia diVenaria che si estende per 80mila metri quadri, circondata da 80 ettari di giardini - Due edifici costruiti paralleli e addossati uno all'altro per sfruttare l'esposizione solare e il calore dei cavalli La Scuderia Grande e la Citroniera di Venaria Reale sono due colossali edifici settecenteschi costruiti parallelamente uno accanto all'altro, collegati al castello da una lunga manica di raccordo. Sono spazi che misurano 5mila metri quadri di superficie, oltre 140 metri di lunghezza per 15 di larghezza e altrettanti di altezza. Ciò che incuriosisce è il fatto che Filippo Juvarra l'architetto che li disegnò abbia scelto di addossare due edifici che non hanno, almeno all'apparenza, evidenti funzioni in comune. La Citroniera serviva come serra di ricovero delle piante di agrumi, la Scuderia come parcheggio dei cavalli del maneggio reale. Oggi, il calore ci viene dai termosifoni e certi problemi di riscaldamento non ce li poniamo neppure. Juvarra, invece, doveva tenerli ben presenti. E così costruì l'immensa Citroniera con il lato lungo orientato verso Sud, in modo da avere la massima esposizione solare possibile. Su lato opposto, addossò le stalle, che il calore lo autoproducevano grazie alla presenza dei cavalli. I preziosi agrumi di Venaria potevano quindi contare su due fonti di tepore naturali, e a costo zero. Ma, né cavalli né limoni sono destinati a ritornare in questi ambienti così ingegnosamente concepiti. Dopo tre anni di restauro (promossi e coordinati dalla Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici e dalla Regione Piemonte), questi spazi sono pronti per una nuova vita: saranno sede di grandi mostre, a cominciare da quella sui tesori sommersi provenienti dall'Egitto che si apre il 7 febbraio. Che si cominci dall'Egitto è davvero una curiosa coincidenza perché quando molti anni fa si discuteva su quale destinazione d'uso dare all'immane castello sabaudo, fu avanzata l'ipotesi di trasferire qui il Museo Egizio di Torino, collocando le pesantissime statue che adesso stanno al pian terreno del Palazzo delle Scienze, proprio negli spazi faraonici dalla Scuderia e della Citroniera. L'Egitto, dunque, arriva a Venaria anche se non in pianta stabile. Ciò che invece resta è il castello, enorme, spettacolare, circondato da giardini a perdita d'occhio. Chiunque giunga a Venaria non può e non deve perdersi la loro visita. Restituita da una straordinaria opera di restauro alla magnificenza barocca cui fu ispirata nel Seicento, la Venaria Reale è tornata più di tre secoli dopo a essere simbolo di modernità e cultura. La sua inaugurazione, avvenuta nell'ottobre 2007 dopo due secoli di abbandono e otto anni di restauri, è stata la tappa fondamentale del progetto di recupero dell'intero complesso promosso dall'Unione europea e curato dal ministero per i Beni e le Attività culturali e dalla Regione Piemonte. È stato considerato il più grande cantiere d'Europa nel campo del recupero dei beni culturali, e nel primo anno di apertura ha già registrato circa 950mila presenze di visitatori. Chi ancora non l'ha vista, non rimandi di vivere questa esperienza mozzafiato. L'edificio monumentale, di 80mila metri quadrati di superficie, con i suoi molteplici corpi di fabbrica, può vantare alcune delle più alte espressioni del Barocco europeo: il Salone di Diana, capolavoro seicentesco di Amedeo di Castellamonte, la Galleria Grande, la Cappella di Sant'Uberto, il complesso di Citroniera e Scuderia Grande, opere del genio settecentesco di Filippo Juvarra. Vista dal cielo, la Reggia mostra attorno a sé uno spazio di 950mila metri quadrati di architetture e parchi e rappresenta il punto centrale da cui si irradiano 80 ettari di giardini (tra i più vasti in Italia), la Peschiera Grande (che contiene 11 milioni di litri d'acqua) e il centro storico cittadino, in un orizzonte di boschi e di verde che si perde negli oltre 6mila ettari del Parco La Mandria fino a lambire la catena delle Alpi. Chi inizia la sua visita dai giardini sappia che fino a pochi anni fa il degrado e gli utilizzi impropri erano stati tali da non consentire più neppure la percezione della loro esistenza. Un complesso progetto di restauro ha permesso un'operazione senza precedenti: la ricostruzione vera e propria di un paesaggio, con i suoi segni storici ma anche con una peculiare attenzione alla fruizione moderna, evidente nella presenza di opere d'arte contemporanea realizzate da Giuseppe Penone. Chi invece avvierà la visita dalla Reggia si prepari a fare un viaggio nella Storia e nella magnificenza del corte sabauda. Le origini di Venaria Reale risalgono alla metà del Seicento, quando il duca Carlo Emanuele II di Savoia decise di edificare qui una residenza di caccia per la corte. I progetti furono commissionati all'architetto Amedeo di Castellamonte che plasmò il borgo, il palazzo, i giardini e i boschi di caccia (oggi Parco della Mandria). Fulcro di tutto il complesso era rappresentato dalla cosiddetta Reggia di Diana, edificata fra il 1660 e il 1671. Ma già nel 1693 le truppe francesi del maresciallo Catinat saccheggiarono il castello e toccò all'architetto Michelangelo Garove idearne il rifacimento a partire dal 1699. Con l'avvento di Vittorio Amedeo II, la dinastia sabauda perseguì ambizioni regali che dovevano riflettersi anche nella grandiosità delle residenze. Per questo Garove ideò un'immagine più imponente per il Palazzo della Venaria, direttamente influenzata dai modi dell'architettura francese del tempo: grandi padiglioni uniti da gallerie e tetti mansardati. I lavori di ingrandimento furono ripresi nel 1716 da Filippo Juvarra (al quale si devono la Galleria Grande, in tempi recenti detta "di Diana", e le realizzazioni della Chiesa di Sant'Uberto, dedicata al patrono dei cacciatori, della Citroniera e della Scuderia Grande) e continuati fino alla seconda metà del Settecento da altri architetti, tra i quali Benedetto Alfieri. Con l'occupazione francese del 1798 il complesso di Venaria iniziò a conoscere un tragico e inarrestabile declino.