Una lettera al ministro ai Beni Culturali Giuliano Urbani perché decida il destino dei quattro gessi del Canova asportati da Villa Franchetti e sequestrati in casa Angelli. La missiva è stata inoltrata nei giorni scorsi dalla Procura di Treviso, a firma del procuratore capo Antonio Fojadelli e del sostituto Iuri De Biasi. La magistratura trevigiana invita il ministero ad esprimere la propria posizione sulla collocazione dei bassorilievi chiedendo inoltre se intenda esercitare il diritto di prelazione sulle opere. La risposta di Roma sarà importante per gli sviluppi delle indagini condotte dalla Guardia di Finanza di Venezia. Attualmente sono in corso gli accertamenti da parte della Sovrintendenza per stabilire se le opere sequestrate sono effettivamente quelle di Villa Franchetti e se si tratta degli originali oppure di copie. I bassorilievi, stando alla ricostruzione degli investigatori, furono asportati dal barone Raimondo Franchetti nel '71, quando vendette la villa alla Provincia. Il problema è proprio questo: le opere del Canova potevano essere rimosse dall'edificio? La Procura, con riferimento alla legge del '39 relativa alla tutela dei beni artistici, ritiene che quei gessi non dovevano essere spostati. E che non vi era alcuna particolare autorizzazione né da parte della Sovrintendenza, né del Ministero ad asportarli. Altra cosa è la proprietà: sotto il profilo penale è infatti irrilevante, per la magistratura, il cambiamento di proprietari dei bassorilievi. Nessuna violazione è stata pertanto contestata alla famiglia Agnelli che ha acquistato i gessi in buona fede, senza essere al corrente della violazione ora ipotizzata dalla Procura di Treviso.