PISA E' allarme a Pisa, dove il comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica sta ipotizzando di difendere da eventuali attacchi terroristici la Torre pendente e gii altri monumenti di piazza dei Miracoli con una robusta cancellata. Ed è allarme anche a Napoli, dove una nave appoggio americana, la Apache, si è allontanata precipitosamente dal porto per il timore di un attacco del terrorismo islamico. La Torre di Pisa fu uno degli obiettivi mancati della campagna stragista attuata da Cosa Nostra nel '92-'93. Per l'esattezza, fu il primo monumento a cui pensarono i mafiosi, che poi colpirono la Galleria degli Uffizi a Firenze e le chiese di San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro a Roma. L'esplosivo per la Torre era pronto, ma l'ordine di attacco non scattò. Ora sembra che il celebre monumento sia entrato nel mirino del terrorismo islamico. Le prime informazioni su un possibile attentato di matrice islamica contro laTorre di Pisa erano state raccolte dai servizi segreti nel dicembre scorso. La segnalazione era ritenuta di bassa attendibilità, ma non poteva essere ignorata. Il 16 dicembre il comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica decise di transen-nare in via d'urgenza la piazza con i cosiddetti «panettoni» di pietra. Nelle settimane successive l'allarme non è cessato. Al contrario. E dunque ieri il comitato, composto dai vertici della prefettura, dalle forze dell'ordine, dal Comune e dall'Opera della Primaziale ha pensato di circondare piazza dei Miracoli con una cancellata, per difenderla, per esempio, da una autobomba. «Ben venga la cancellata se servirà a proteggere monumenti di interesse nazionale», ha commentato il sindaco di Pisa Paolo Fontanelli: «Si tratta di una decisione ancora non ufficiale, ma poiché proviene dallo Stato e vista la sua motivazione io certamente non mi oppongo». A Napoli l'allarme è scattato la mattina di mercoledì 24 marzo. Improvvisamente la nave appoggio americana Apache informa le autorità portuali e di polizia che sta per andar via. Prima del tempo. Con diversi giorni di anticipo. E in srande fretta, anche. La ragione: un pericolo imminente, un pericolo chiamato terrorismo. Poche spiegazioni, nessun dettaglio, la Apache sparisce da Napoli, prende il largo in pochi minuti. Considera seria e fondata l'informazione che proviene direttamente dall' intelligence statunitense. Nel frattempo la polizia del porto fa scattare un immediato piano antiterrorismo. Una procedura di emergenza: vengono distribuiti agenti dappertutto, raddoppiata la vigilanza agli accessi, ispezionata l'intera stazione marittima, istituito un blocco, totale dove è attraccata la nave Usa. Gli accertamenti danno esito negativo: nessun pericolo imminente. Ma la Apache, una nave appoggio per la manutenzione delle portaerei americane, con circa40 membri di equipaggio, non vuol sentire ragioni. E lascia Napoli. Era arrivata il 23 marzo alle 15,30, è andata via il giorno dopo, a neppure 24 ore dal suo attracco napoletano. Doveva invece restare a Napoli sino al 30 marzo. Ed è proprio questa data lo si è appreso solo dopo ad esser richiamata nell'allarme diramato dai servizi statunitensi. In sostanza avvertivano della concreta possibilità di un attentato del terrorismo islamico nel porto di Napoli, da compiersi proprio entro il 30 marzo. La nota Usa parlava di un attentatore egiziano o afgano. La precipitosa decisione presa dalla Apache ha lasciato qualche perplessità fra le autorità di sicurezza napoletane, ma spiega quanto alto sia l'allarme fra gli americani e come anche Napoli sia ormai considerato un luogo ad alto rischio.