IL PERSONAGGIO. LO SCRITTORE E GIORNALISTA HA DA POCO PUBBLICATO IL ROMANZO «L'EQUIVOCO» EDITO DA BOMPIANI Due minuti per illustrare un libro; molti di più per raccontare i personaggi che, di settimana in settimana, incontra per la televisione (La 7) in quelle interviste che sono, da anni, una sua specialità, e che cura anche per varie testate, La Stampa, in primis. In realtà, Alain Elkann, americano di nascita, 58 anni, (ex marito di Margherita Agnelli, figlia dell'indimenticato Avvocato) non è solo un giornalista ma anche uno scrittore che ormai ha all'attivo una ventina di titoli, tra saggi e romanzi. In questa veste è atteso domani a Verona dove presenterà il suo ultimo libro L'equivoco (Bompiani editore). Quest'opera è, in sintesi, il confronto-scontro tra due anziani, Mario e Vanni, a causa di una donna. Com'è nata la storia? Tutto è cominciato una notte: ero in automobile, passavo dalla Versilia e ho cominciato a pensare a come potevano essere, durante l'inverno, quelle spiagge vicino a Lucca. Proprio nei luoghi vicini a Forte dei Marmi si è fatto sempre più strada in me il personaggio di Vanni, l'intellettuale. Poi, sono arrivate le altre figure. Certo, Ada assume un ruolo di spicco proprio per la sua assenza. Il libro ruota proprio attorno a lei che non c'è più, che è morta, in un equivoco tremendo generato dalla scomparsa della sorella Elena. Cosa c'è all'origine di questo libro? E quanto c'è di autobiografico in esso? In tutti i romanzi c'è qualcosa dello scrittore; più che autobiografici, sono elementi verosimili e comunque a lui vicini. Magari l'autore ha conosciuto o visto i personaggi che poi descrive; a volte capita che più personaggi confluiscano in uno solo. In ogni caso, è sempre chi scrive l'artefice di tutto. È lui a mettere in atto una sorta di sinfonia, un insieme di cose riunite in una composizione, all'inizio della quale ci deve però essere un evento scatenante. Talora capita che lo stesso autore è stupito da quello che succede nella "sua" storia. Perché ha voluto gli anziani come protagonisti? In un mondo in cui tutti sono giovani e tutto è giovane, i vecchi appaiono tanto più interessanti perché hanno la vita dietro le spalle, non hanno più nulla da raggiungere, hanno libertà e possibilità molto maggiori e parecchie cose da raccontare. Ecco, in questo senso, L'equivoco è autobiografico: io ho sempre ascoltato molto i vecchi perché costituiscono un'enorme risorsa nella vita. Mi è piaciuta, dunque, questa storia di uomini che possiedono una vitalità piena e non pensano alla loro età. A proposito di grandi vecchi, lei per lungo tempo, su Tmc, ha tenuto una rubrica di conversazioni con Idro Montanelli: cos'ha imparato da lui? Le nostre trasmissioni erano belle perché lui aveva sempre un punto di vista molto speciale e originale. Lo si è già detto varie volte, ma è proprio vero che con Montanelli si è spenta una grande voce del nostro Paese, la voce di un uomo profondamente libero nelle sue idee. Lui mi manca anche come anche come amico: era una persona molto affettuosa. Tra le personalità che lei ha incontrato c'è anche il cardinale Carlo Maria Martini cui ha pure dedicato nel '93 il libro "Cambiare il cuore": un'altra esperienza importante Sento una grande affinità con lui, anche al di là di quel libro, perché mi è capitato di intervistarlo ancora. È un uomo semplice e solenne insieme, timido e autorevole, che ha un senso altissimo del suo compito. Credo che, per la Chiesa, egli sia molto importante sia come pensatore che pastore. "Essere ebreo" è il titolo del libro che lei, nel '94, ha dedicato a Elio Toaff. È un grande rabbino, un profondo conoscitore della dottrina. È anche molto umano, uno studioso che, dell'ebraismo, sa mostrare il volto profondo e giusto e insieme quello allegro. Pur avendo vissuto la guerra e i peggiori orrori, egli mantiene un'allegria interiore che riesce a trasmettere all'esterno e, per me, l'allegria è una cosa bella e anche molto spirituale. Spesso, l'ebraismo si intende riferito alle tragedie, invece Toaff ha saputo rivelarne anche un aspetto diverso. È stato anche un grande difensore dell'ebraismo italiano, che è antico ed ha caratteristiche sue proprie. È in questo modo che si conserva un patrimonio culturale, che altrimenti potrebbe essere disperso. Lei è stato nominato "Consigliere per gli eventi culturali" dell'apposito Ministero: quali sono, in pratica, i suoi compiti? Premetto che lavorare con il ministro Sandro Bondi è un grande privilegio. Il fatto che un politico così illuminato e appassionato attribuisca alla cultura un ruolo centrale, è una garanzia per la cultura stessa. L'Italia è un Paese che, in tale ambito, ha beni infiniti e straordinari. Pochi, però, riescono a capirlo. Tra gli obiettivi prioritari del ministro c'è la riorganizzazione dei musei. Bondi insiste perché vengano messi a norma e possano accogliere in modo più attento e moderno i visitatori. Penso sia positivo puntare su un manager (Mario Resca, ndr) che lavorerà in sinergia con chi ha competenze più scientifiche. Più in generale, ritengo sia necessaria un'iniezione di dinamismo per portare i nostri siti culturali a un livello di fruibilità più vicino alle aspettative di oggi. Altri progetti? C'è particolare interesse alla diffusione del libro e infatti ogni giovedì, proprio al Ministero, si effettuano presentazioni di nuovi volumi. Un altro obiettivo importante è organizzare meglio la diffusione del sapere italiano nel mondo. Stiamo studiando anche la possibilità delle defiscalizzazioni, degli aiuti fiscali, di cui si parla da anni senza che nulla accada. Lo ripeto: bisogna investire nella cultura. I problemi che la investono non sono velleitari o secondari, ma fondamentali nella vita degli italiani. Noi non viviamo nel Far West o nel deserto. Non avere consapevolezza del nostro patrimonio è un vero peccato.
ALAIN ELKANN: prima la cultura
Alain Elkann, scrittore e giornalista, presenterà il suo ultimo libro "L'equivoco" a Verona. Il libro racconta la storia di due anziani, Mario e Vanni, che si incontrano a causa di una donna. Elkann ha sempre ascoltato molto i vecchi perché costituiscono un'enorme risorsa nella vita. Il libro è autobiografico in quanto Elkann ha conosciuto o visto i personaggi che descrive. I vecchi appaiono interessanti perché hanno la vita dietro le spalle e libertà e possibilità maggiori. Elkann ha anche lavorato con il ministro Sandro Bondi, che attribuisce un ruolo centrale alla cultura. Il ministro vuole riorganizzare i musei e aumentare la fruibilità dei siti culturali.
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