Gli umori degli "addetti ai lavori": investire in questo settore significa finanziare la qualità della vita di una comunità Non è difficile litigare a San Valentino. Specie se amanti consumati in una ricorrenza obbligatoria. Ma gli "innamorati della cultura" - a Torino - hanno scelto una romantica cena a lume di candela, lasciando fuori dalla porta le nubi della crisi. Eppure le premesse di un litigio non mancavano: una città - dice qualcuno - che investe sul superfluo e dimentica i problemi reali è una città irresponsabile. Ma è superfluo un teatro, un cinema, una mostra, un festival? La risposta corale degli innamorati è negativa: «Vorrei che qualcuno mi definisse cosè il superfluo - dichiara Walter Vergnano, sovrintendente del Teatro Regio - altrimenti si fa soltanto demagogia. Trovo insopportabile che si contrapponga, per esempio, lapertura di un teatro alla chiusura di un asilo. Ci vogliono tutti e due, questo è il welfare. Se poi qualcuno sostiene che si possa fare a meno di un museo, lo dica, ma a titolo personale». Il fidanzamento si celebra in piazza Carignano tra gli operatori della cultura torinese - più o meno i soliti noti, poco importa - e la città: «Torino dimostra di aver capito limportanza di questa giornata - dichiara Alberto Barbera, direttore del Museo del Cinema - che non è di lotta ma è una mobilitazione per condividere con la cittadinanza il carattere non aleatorio degli investimenti sulla cultura, che sono stati il motore del rilancio di questa città». «È una giornata allegra - taglia corto Evelina Christillin, presidente del Teatro Stabile - non da musi lunghi. Non amo le polemiche. Se dovremo lavorare con meno fondi, troveremo il modo, la gente si avvicinerà sempre». Al San Valentino della Cultura non può partecipare attivamente la Fondazione Sandretto, momentaneamente chiusa per le polemiche sui controversi video dellartista franco algerino Abdel Abdelsemmed: «Siamo rattristati - racconta Patrizia Sandretto Re Rebaudengo - di non poter offrire oggi il nostro servizio alla città. Vorremmo aprire al pubblico la mostra, crediamo nella qualità dellartista, nel dialogo e, soprattutto, siamo certi di essere nellassoluta legalità. Ma siamo qui - prosegue - principalmente per ribadire che i lavoratori della cultura hanno gli stessi diritti di chi lavora in altri settori». Le fa eco Alessandro Bianchi, coordinatore della Fondazione: «La cultura costa poco e dirottare le risorse verso altri settori significa elargire aspirine a un malato grave, mentre è importante capire che linvestimento culturale è parte integrante della qualità della vita di una comunità». «La crisi esiste - sintetizza dal palco di Piazza Carignano la presidente della Regione Mercedes Bresso - e possiamo sacrificarci: ma il Piemonte è una terra che ama la cultura in tutte le sue varianti. Non dimentichiamo che il settore dà lavoro a 40 mila persone ed è un grande antidoto alla crisi. Non è un caso che di questi tempi si vendano più libri del solito». «Quando la situazione è dura - ribadisce Fiorenzo Alfieri, assessore alla Cultura del Comune di Torino - ciascuno deve fare la sua parte. Noi ci impegniamo a rendere sostenibili gli investimenti». Che non potranno mancare, se è vero quanto dice - da non torinese - il direttore del Teatro Stabile Mario Martone: «Sono a Torino da un anno e questa città mi impressiona. Il rapporto con la cultura è normale, non ha bisogno di essere drogata dagli eventi. Per i cittadini è normale come laria che si respira, una grande lezione da Capitale». Una vera dichiarazione damore nel giorno di San Valentino, un po come quella di Arturo Brachetti, guest star di piazza Carignano: «Ho girato il mondo, visto metropoli ipertecnologiche dove la gente, dopo cinque minuti, non ha più nulla da dirsi. A Torino questo non succede». Avere qualcosa da raccontarsi, in effetti, è fondamentale. Altrimenti anche la più romantica delle cene a lume di candela rischia di degenerare in un litigio.