MILANO I bibliotecari italiani sono sul piede di guerra. E non soltanto per i tagli che subiscono: stavolta a indurre all'agitazione tra gli scaffali è la possibilità che si arrivi a pagare per il prestito. Nello scorso gennaio, la Commissione europea ha deciso di chiedere formalmente informazioni a Spagna, Francia, Italia, Manda, Lussemburgo e Portogallo circa la loro applicazione, a livello nazionale, del diritto di prestito pubblico, che è regolato dalla direttiva 92100 sul diritto di locazione, di prestito e d'autore. Bruxelles ha contestato ai Paesi interessati di non avere recepito (o averlo fatto in modo non corretto) nella legislazione nazionale alcuni articoli della direttiva. La qual cosa ha subito portato una sollevazione dei bibliotecari spagnoli che, per primi, hanno iniziato una campagna di sensibilizza-zione dell'opinione pubblica. A loro si è unita l'Italia, prima con un appello firmato dall'Associazione italiana biblioteche e quindi con una giornata di riflessione che si è tenuta a Cologno Monzese lo scorso 21 febbraio, che ha portato anche all'apertura di un sito (www.nopago.org), nel quale si possono recuperare tutte le informazioni sulla spinosa faccenda. Il nodo da sciogliere non è semplice: il ministro Urbani ha detto, sulle prime, di essere contrario a qualsiasi ticket sul prestito dei libri, ma da Bruxelles non demordono. L'Italia dovrà studiare e trovare rimedio alla situazione. A finire nel mirino delle proteste dei bibliotecari e degli utenti sono stati gli editori. «Siamo disposti a sederci intorno a un tavolo spiega Federico Motta, presidente dell'Aie . Ho scritto più volte al ministro Urbani, ma per ora non è successo nulla». È evidente che la funzione delle biblioteche è quella di agevolare l'accesso alla cultura, e nessuno lo contesta, ma, prosegue Motta «è anche vero che senza un'editoria coraggiosa, intelligente, dotata di spirito imprenditoriale, che proponga con tempestività quanto la cultura, nel mondo, viene elaborando, il patrimonio culturale delle biblioteche stesse sarebbe condannato a un progressivo, rapido invecchiamento». Il punto è che «la politica di promozione della lettura è una priorità per un Paese civile. E ciò equivale in concreto ad avere a cuore il destino dell'editoria e dei suoi autori da un lato e dei luoghi di diffusione del libro dall'altro». Negli altri Paesi europei il pagamento sul prestito vige da anni, senza danno apparente per gli utenti (infatti i prestiti sono molto più alti che in Italia). Il metodo del calcolo del pagamento della remunerazione per gli autori è quasi sempre sul numero dei prestiti, o degli iscritti o delle acquisizioni, dappertutto il costo è a carico del bilancio dello Stato, con forme diverse. L'Italia dovrà decidere in fretta (anche se sembra improbabile che arrivi il ticket per gli utenti), la Ue non tornerà indietro. La prossima tappa, intanto, è fissata, per il 23 aprile. Su proposta dei bibliotecari spagnoli si è deciso di dedicare la data (giornata mondiale del libro e del diritto d'autore proclamata dall'Unesco nel 1995) al tema del prestito a pagamento, organizzando iniziative e campagne di sensibiliz-zazione in tutte le biblioteche. I bibliotecari spagnoli hanno elaborato alcune provocatorie proposte di mobilitazione: dall'apporre il cartellino del (futuro) prezzo (di prestito) su ogni libro in vetrina, al presentarsi al pubblico vestiti di nero o con libro segnato a lutto, fino a "incatenarsi" davanti all'ingresso della Biblioteca Nazionale.
Quel ticket della discordia
La Commissione europea ha chiesto informazioni ai Paesi membri, tra cui l'Italia, sulla loro applicazione del diritto di prestito pubblico. La direttiva 92100 sul diritto di locazione, di prestito e d'autore prevede che i Paesi membri non abbiano recepito alcuni articoli della direttiva nella legislazione nazionale. I bibliotecari italiani sono in agitazione per il possibile pagamento del prestito dei libri e hanno iniziato una campagna di sensibilizzazione. Il ministro Urbani ha espresso opposizione al pagamento del prestito, ma la Commissione europea non sembra disposta a cedere.
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