Io lo so perché mi è ancora più simpatico il Presidente della Repubblica. Perché é diventato Professore. Intransigente, meticoloso punto di riferimento didattico ed educativo. Una figura di docente daltri tempi che sa coniugare aoristi e precetti morali, sobrietà e retorica, componimenti, teoremi e ricreazioni. Ne abbiamo bisogno. Il Presidente, le sue prediche, i suoi predicati verbali, i suoi imperativi categorici, i suoi altolà, mi riportano la memoria a quelle pietre angolari della nostra impertinente infanzia che furono certi buoni maestri, alle loro provvidenze, alle loro sicurezze, alle anche alle loro subitanee antipatie, perché no, cosi» salutari. Alla Garibaldi, al Liceo Orazio Flacco, allUniversità di Bari. Mi piace immaginare Napolitano troneggiare dietro una cattedra sovrastato dalla carta dellItalia fisicopolitica, con davanti, squinternato, il registro del profitto di tutti noi scavezzacolli, mentre interroga il Gasparri Maurizio, lì, impalato che annaspa tentando di espugnare la sintassi e le inestricabili analisi logiche mentre cerca di ricordare qualcosa della Costituzione della Repubblica. Ma, si sa, in Educazione civica è sempre stato scarso, forse perché quel giorno lì in cui la Storia ha scritto e spiegato la Costituzione, lui era assente. In un paese ripetente come il nostro, dedito a incoscienti bisbocce e a coscienziose dilapidazioni della tradizione culturale e civile, il buon maestro ci ricorda il suo ruolo e elargisce qualche bacchettata per riaffermare una certa precettistica politica e morale. La classe che il destino gli ha affidato si trastulla tra febbrili sofismi riformatori, acute invenzioni fiscali, geroglifici politichesi, risse permanenti, belletti e piaghe che medici pasticcioni mandano in malora. Tutto ripreso dalla televisione. Zuffe, tramestii da suburra, insulti e spiate, tradimenti, agguati pesanti, scorciatoie legali movimentano la vita della comunità. Una scolaresca di tristi Franti pretende di governare tutta la scuola. Del corpo insegnanti si ha traccia solo in occasione delle gite fuori porta o delle foto ricordo. Per restare in metafora, non vè chi svolga i programmi o mantenga la disciplina. E per aggiungere metafora a metafora, è come se un immenso reality show impegnasse tutti gli Italiani armati di microcamere e telefonini spioni come discoli ragazzini, per riversare tutto in una gigantesco e mostruoso face book. Per questo mi è simpatico il mio ritrovato Signor Maestro, perché sta tentando di imporre il silenzio alla proterva canaglia dellultimo banco che, invece di fare i compiti, sta lì a tramare contro di lui, contro la cattedra, ai danni della scuola tutta e dei compagni, a far scherzi ai bidelli, a rubare nella cassa scolastica. Per questo il Maestro Napolitano è antipatico alle camarille e ai ciucci della seconda fila che copiano il tema o spacciano la traccia del problema in anticipo, in cambio di un paio di appalti e qualche tangente. Ed è soprattutto antipatico al capoclasse che vuol diventare maestro, preside, provveditore, bidello, centravanti e capo dei capi a vita. Intanto pretende di scrivere i buoni e i cattivi sulla sua lavagna a seconda del reddito e dellappoggio che gli danno. E fa lo sgambetto agli altri. Qualcuno, in corridoio, ha tentato di fare pessimi scherzi al signor Maestro, ha prezzolato il giornalino di classe, ha scritto sul retro della lavagna frasi licenziose ai suoi danni. Qualcuno ha tramato nei gabinetti lasciandone le lapidee tracce tra le oscenità duso con improperi anonimi. Ma il Signor Maestro è imperterrito, forse burbero, ma imperterrito. Va avanti per la sua strada: lui il programma intende svolgerlo, anche a costo di interrogarci tutti. Da alunno non troppo diligente, ma appassionato ai destini della sua Scuola, mi permetto di rivolgergli un consiglio: insista, signor Maestro, tenga duro, ma non si curi di perdere tempo a far le foto ricordo con personaggi estranei o ostili alla scuola. E, se mentre lei spiega, si alzano e se ne vanno per protesta o perché non vogliono capire o perché vanno in gita in Sardegna, non se labbia a male, tanto stavano lì a scaldare il banco. P. S. Signor Maestro Presidente, se deciderà di venire a Bari a inaugurare il rinnovato Teatro Petruzzelli, si faccia portare il diario di classe e dia unocchiata al compiti assegnati nel 2001. Un tema e un problema. Tema: Accordo tra Regione Puglia, Provincia di Bari, Comune di Bari e padroni del Petruzzelli sul restauro del teatro e sua futura proprietà. Svolgimento: una solenne fregatura per la scuola. Problema: Dato che il lavori costeranno 60 milioni di euro, si calcoli il risultato per i cittadini. Risultato: una solenne fregatura per lItalia. Suo devoto alunno