Matteo Della Corte, uno dei massimi pompeianisti del secolo scorso, in «Notizie degli Scavi» del 1921, descrive come «notevole dipinto sacro» lo stesso affresco da pochi giorni recuperato, a Londra, con un'operazione congiunta dei carabinieri del Reparto Operativo Tutela del Patrimonio Culturale e dei militari del Nucleo tutela del Patrimonio archeologico della Guardia di Finanza. Il dipinto, un quadretto che si trovava nell'ambiente 22 della villa di Asellius, mostra su fondo bianco un Dioniso finemente rappresentato. La figura propone il dio in una classica postura di sacrificio: poggiato a un tirso fiorito e semicoperto da un mantello rosso, versa del vino su un altare sacrificale. Alla sua destra, due montoni lo osservano; alla sinistra, un cesto colmo di pampini d'uva. Il quadretto era conservato nei depositi degli scavi di Pompei da quando venne recuperato durante lo scavo della villa. La fabbrica, scavata da Vincenzo de Prisco (in un suo terreno si rinvenne il tesoro di Boscoreale: 110 preziosissimi pezzi d'argento, tra vasi, bicchieri, piatti e specchi, oggi al museo del Louvre) tra il 1903 e il 1904, nel fondo di proprietà di Giuseppe De Martino, viene considerata una delle più belle evidenze archeologiche del territorio vesuviano: un altro affresco rubato, con la figura di un pavone, venne recuperato qualche anno fa. Ma era tutta l'area a nord di Pompei, oggi territorio di Boscoreale, che 2000 anni fa era punteggiata da ville agricole. La villa di Asellius si trova a poche centinaia di metri sia da quella del «tesoro» che dalle altre di Marco Livio Marcello e Popidio Floro. La pittura, secondo gli esperti, risale agli anni compresi tra il 63 e il 79 d. C. ed è attribuibile al IV stile. Vale a dire che dovette essere approntata in quel periodo in cui case e edifici pompeiani subirono ristrutturazioni e recuperi perché rimasti gravemente danneggiati dal terremoto del 62 dopo Cristo. Il sisma, di origine vulcanica, fu talmente violento che squassò edifici e spezzò colonne di monumenti pubblici da Napoli a Nocera. L'affresco recuperato era letteralmente sparito dai depositi senza lasciare tracce. E non si conosce nemmeno la data o il periodo in cui il furto venne perpetrato. Il quadretto, appena fuori dai confini nazionali, trovò rapidamente chi sborsò fior di quattrini per averlo: il valore attuale è di circa 400mila euro. A fine ottobre 2008, l'affresco venne localizzato in una galleria londinese. L'ultimo proprietario, capito che l'opera aveva una provenienza illecita, ha deciso di restituirla ai militari della Sezione Archeologia, negli uffici dell'ambasciata a Londra.