II governo, come ha rivelato ItaliaOggi, ha allo studio un meccanismo finanziario per attenuare il problema dei pagamenti in ritardo ai fornitori della pubblica amministrazione. L'iniziativa fa peraltro seguito alle proposte parlamentari in materia, che il presidente della commissione bilancio di Montecitorio Cioncarlo Giorgetti della Lega ha tradotto in una importante risoluzione che impegna l'esecutivo a intervenire con urgenza. La soluzione al problema dei ritardi dei pagamenti sarebbe una vera e propria svolta nella politica industriale del paese, che finora ha sempre trascurato le pmi, privilegiando le grandi imprese e i discutibili salvataggi, l'ultimo dei quali nei confronti delle squadre calcistiche. Il problema è noto. Decine di migliaia di piccole e medie imprese fornitrici di beni e servizi alla pubblica amministrazione sono con l'acqua alla gola perché questa paga con sempre maggiore ritardo le fatture. A queste aziende, indebitate con le banche e con l'Inps, ormai manca il fiato. È un grave fenomeno, non solo italiano: in Europa, almeno un fallimento su quattro è dovuto a pagamenti in ritardo, che causano ogni anno perdite di crediti per 23,6 miliardi di euro, in fumo per fallimenti a catena. Sull'argomento, anche l'Unione europea è intervenuta con una direttiva di ferro, la cosiddetta «Late payment» (n. 35 del 2000): superati 30 giorni di ritardo, il cliente dovrà riconoscere al fornitore interessi pari al tasso fissato dalla Banca europea più 7 punti. Una direttiva recepita in Italia con il decreto legislativo 9 ottobre 2002, n. 231. Ma non è cambiato granché, anche a causa della grave crisi di liquidità in cui si trova il settore pubblico per effetto dei pesanti vincoli posti ai deficit pubblici dall'Unione europea. Ma come possono queste aziende, in gran parte di piccola e media dimensione, pagare i dipendenti, le tasse, i fornitori, la banche, se il cliente p.a. non salda le fatture dovute? Il colmo è che il cliente è lo stesso che poi pretende massima puntualità (pena gravi sanzioni) nel pagamento di tasse e contributi. Pagamenti detta p.a. La Cassa depositi e I nllùna speranza ANTONIO GIANCANE A loro volta, queste aziende non pagano i fornitori, e questo mette alle corde tutti quelli che lavorano direttamente o indirettamente con la p.a. Ritardi troppo prolungati nella liquidazione dei pagamenti rischiano di mandare in tilt l'intera economia. Tenuto conto che la pubblica amministrazione paga ogni anno almeno 100 miliardi di euro per l'acquisto di beni e servizi, è evidente che ogni rallentamento o accelerazione delle erogazioni può influire significativamente sul pii. Un'altra conseguenza negativa consiste nel danneggiare le imprese nazionali favorendo la concorrenza dei colossi stranieri, in grado di sopportare con relativa facilità pagamenti dilazionati. Per risolvere il problema dei ritardi parlamento e governo pensano a un intervento della Cassa depositi e prestiti. Nulla di eccezionale, né un espediente di finanza creativa. Si tratta infatti di un modello privatistico di factoring, i cui pregi sarebbero molteplici. Da un lato infatti la Cassa depositi, dopo la trasformazione in spa (una scelta opportuna), ha la possibilità di partecipare e costituire società veicolo, cioè capaci di operare finanziariamente anche mediante la raccolta ad hoc di capitali sul mercato. Dall'altro, si metterebbe in circolo un po' di liquidità, utile al rilancio dell'economia. È comunque necessario che la cessione del credito non sia onerosa per le imprese. II modello proposto rende liquidi tutti i crediti esigibili, attraverso una cessione alla società costituita dalla Cassa depositi e prestiti, che potrebbe acquistare partite finanziarie certe su cui vantare gli interessi maturati (in qualche caso piuttosto elevati) sugli stessi crediti. Il sistema, come ha notato il sottosegretario Magri nell'intervista a questo giornale;- dovrebbe però essere garantito dai trasferimenti dello stato alle regioni, evitando di rischio di aumentare in queste fenomeni di lassismo finanziario. Ma potrebbe autofinanziarsi, in quanto la società di factoring potrebbe rivalersi sugli enti debitori applicando a credito gli interessi maturati. La soluzione non avrebbe inoltre alcun effetto sul disavanzo pubblico e porrebbe fine alla pratica degli extra sconti che numerose amministrazioni impongono ai fornitori.