Giurista di mestiere e avvocato di lunghissima navigazione proprio perciò non voglio entrare in dettagli tecnici e spargere pareri che nessuno mi chiede. Da cittadino, registro opinioni ed esprimo le mie. Il vice sindaco e assessore allambiente proclama: la sentenza è devastante, ma andremo avanti, non sarà un cittadino a farci deflettere dalle nostre scelte e programmi. Plaudono il sindaco e lassessore alle legalità. Personalmente darei il benvenuto alla sentenza del Tar perché - anche al di là della sua portata - induce a mettere il dito su molte piaghe. Anzitutto, nellintrico di competenze tra Comune, soprintendenza, provveditorato opere pubbliche, ministero dellambiente, demanio. Di conseguenza, mette in risalto la tragica incertezza sullidentità stessa dellintervento: se debba essere una vera "marina" attrezzata, di valenza turistica europea, o una sorta di velleitaria villa comunale. Corollari: la struttura del porto, le cubature, la linea di costa (il Castel dellOvo la rispetta?), lutilizzazione e il prezzo dei suoli. È inutile accanirsi sulle responsabilità - che ci sono, per il regime politico quindicennale - di tempi, costi, sprechi, svendite, parcellizzazioni, favoritismi, clientelismi multipli. Individuare i colpevoli! Meglio voltar pagina del tutto e poter dire col poeta che "del tuo nome or mi rammento appena". Chi va in direzione sbagliata infatti non arriverà mai. E questi nostri conduttori, si è dimostrato, non sanno quello che vogliono o disvogliono, e tanto meno come realizzarlo. Sicché non resta per loro (e purtroppo a oggi anche per noi) che intonare il miserere. Invertire la rotta: questo deve essere lobiettivo. E a tal fine occorre dire con chiarezza che un intervento seriamente innovativo, storico per le sorti dellintera comunità, è fuori della portata di un ente locale nelle disastrose condizioni del municipio di Napoli, che non ha la forza sufficiente di progettualità politica e tecnica, né di rigore esecutivo, né di finanziamento. La Ruhr, Valencia, la Dèfense, i Docks di Londra, Berlino appartengono ad altri mondi. Né vale certo il paravento macchinoso, costoso e senza potere della società di trasformazione urbana - la Bagnoli Nuova o Futura - stretta tra le velleità pianificatorie e lazionariato del Comune. A Napoli, ora, dopo il vuoto del quindicennio, la ristrutturazione proficua di Bagnoli va considerata come il terremoto: occorrono lintervento, la guida, il potere, una struttura, i fondi dello Stato, perché lopera deve essere considerata di interesse nazionale. Ci si potrebbe certo rivolgere altrimenti al capitale finanziario privato, nazionale e internazionale, secondo il modulo del general contractor o della finanza progettuale. Ma beninteso alle inderogabili condizioni: della certezza identitaria ed esecutiva di progetto e della remuneratività dellinvestimento richiesto. È ovvio che ogni strada ha i suoi nodi, i suoi rischi, le sue vittime: il centralismo, lautonomia locale, la "partecipazione democratica" sempre invocata, la speculazione e la corruzione comunque possibili. Ma ogni suggerimento è lecito, ogni diverso sistema è legittimato dalla rovina della gestione finora sperimentata. Certo non si può andare avanti - Tar, Consiglio di Stato, verdi, assise, accorpamenti, distinguo, ripensamenti, parodie di padri della patria - con tre o quattro reggitori aggrumati, "accazettati" direbbe un napoletano, come le esangui vecchiette dun tempo che uncinettavano la calza: visto che non riescono a reggere neanche il filo per domare i cani sciolti che gli ringhiano attorno. West End Blues è un classico del jazz tradizionale, composto a metà degli anni Venti dal cornettista Joe King Oliver, per cantare la miseria della periferia occidentale di Chicago, alla maniera tipica del blues: col mix struggente di malinconia e di dolore, ma di forza e ritmo, di accorata partecipazione e tensione creativa. Bagnoli è la periferia occidentale di Napoli, la sua è la miseria della città che ne contempla desolata il deserto. Ma un blues napoletano sarebbe oggi impensabile: in esso non troveremmo né tensione, né forza creativa, ma solo la tristezza di "un pozzo di sofferenza".
CAMPANIA - invertire la rotta su Bagnoli
Il vice sindaco e assessore allambiente di Napoli ha reagito alla sentenza del Tar che ha annullato il piano di ristrutturazione del porto di Bagnoli. Ha affermato che la sentenza è devastante, ma che il Comune non si lascerà intimidire e andrà avanti con le sue scelte e programmi. Il sindaco e lassessore alle legalità hanno plaudito alla sentenza. Il giornalista ha espresso la sua opinione che la sentenza è una "devastante" e che il Comune di Napoli non ha la forza sufficiente per realizzare un intervento innovativo e storico.
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