Due esperte genovesi hanno ricostruito un percorso storico-architettonico che dipinge una Genova diversa LA CITTÀ delle torri e delle famiglie nobiliari non è solo un ricordo del passato. È qui, oggi, basta saperla vedere. E mentre qualcuno discute su una testimonianza medievale, la torre dei Maruffi venduta tra privati senza che il Comune o lo Stato ritenessero di esercitare il diritto di prelazione per renderla patrimonio della città, due studiose genovesi svelano l'esistenza di una ricchezza dimenticata molto più vasta. Così affascinante da ipotizzare un "percorso guidato" (qui sopra) tra le torri di cui restano la presenza concreta o le tracce, o magari soltanto il ricordo nei documenti antichi. In grado di evocare un'epoca lontanissima di avventurieri e crociati, mercanti e artigiani che hanno riportato dall'Oriente i segreti di un'architettura diversa. Maddalena Giordano, 46 anni, e Aurora Cagnana, 45, hanno condiviso anni di studio universitario, scegliendo poi percorsi diversi e complementari: la prima è archivista, sempre alla ricerca di documentazione scritta del passato. La seconda è archeologa della Soprintendenza, più abituata a lavorare sul campo tra pietre cariche di storia. Innamorate di un lavoro alla Indiana Jones? «Il nostro metodo è più simile a quello di Agatha Christie - rispondono - si cercano prove indiziarie e si procede per piccoli passi e per esclusioni. Fino a delineare lo scenario più probabile». E il quadro che ne esce è quello di una città medievale costellata di torri destinate alla difesa, ma soprattutto a esaltare il prestigio del clan. E quando una famiglia usciva sconfitta da una lotta, la prima vittima era la torre: veniva subito "decapitata". È un'investigazione che inizia inevitabilmente dall'esame dei documenti, solo in minima parte pubblicati o semplicemente ordinati. E - a mischiare letteralmente le carte - sono intervenuti il tempo e le guerre. «Sì, il bombardamento francese a metà del Seicento, era il 1684, ha complicato tutto - racconta Maddalena Giordano - l'archivio notarile della Repubblica venne centrato in pieno, parte della documentazione andò distrutta e altri documenti furono poi rimessi insieme nelle epoche successive, senza rispettare una cronologia. Rendendo spesso impossibile una lettura degli eventi». Ma, più delle bombe, a cancellare i ricordi è il tempo. «Le testimonianze per ridisegnare la città del passato si trovano a dozzine, magari in calce a una compravendita - riprende Giordano -. Il notaio, infatti, precisava sempre la data il luogo in cui era stipulato l'atto, spesso proprio presso la torre di una famiglia. Tra il secolo XII e XIII in città se ne trovano sulle carte quasi un centinaio, la più antica risaliva al 1098. Era di proprietà del nobile Amico Brusco e si alzava sulla "ripa castri", sulla costa. Poi, andando sul posto, il paesaggio è ovviamente stravolto». Ed è a questo punto che all'archivista si affianca l'archeologa. «Le tracce spesso sono rimaste, basta saperle trovare. Noi abbiamo individuato 16 torri nella città odierna». Presenze diverse l'una dall'altra. Si spazia da (poche) presenze reali fino ai resti nascosti: basamenti mozzati inglobati nelle strutture o nei vani scala dei palazzi nobiliari. E poi ci sono le torri semplicemente dimenticate, ben presenti eppure invisibili.Si può passare sotto di loro senza vederle, schiacciate come sono nel dedalo dei vicoli. La traccia più antica? È davanti agli occhi di tutti, inglobata nelle mura della chiesa sconsacrata di Santa Maria in Passione, oggi sede del centro culturale "Casa Paganini". «In un angolo dell'edificio, prima che fosse intonacato, si potevano distinguere pietre di dimensioni impressionanti per l'epoca, poco meno di un metro cubo ciascuna, tra i 600 e gli 800 chili di peso. Èâ??stato possibile datarle con estrema precisione. Risalgono al 1150, sono il basamento della vera torre degli Embriaci, fatta costruire da Guglielmo di ritorno dalla prima Crociata: l'edificio conosciuto come "torre degli Embriaci", invece, è sorto attorno al 1170». Anche i muri parlano, basta saperli ascoltare. E raccontano storie di crociati e interminabili viaggi per mare tra storia e leggenda. Per produrre e trasportare gli enormi "conci" di pietra, infatti, servono tecnologie che l'Occidente aveva dimenticato. Servono cave, sistemi di movimentazione. Sono necessari bravi scalpellini in grado di lavorare con martello e squadra. «Per secoli, dopo la caduta dell'Impero romano, in Europa si sono utilizzati,anche per gli edifici più prestigiosi, solo ciottoli o pietre antiche recuperate da ruderi romani e greci - raccontano le ricercatrici - poi ecco che irrompono di nuovo, nella storia, le pietre squadrate». È una svolta clamorosa che coincide con gli anni delle Crociate. La suggestione che le tecniche siano state riscoperte e importate dall'Oriente - dove i saperi antichi non si erano mai persi - è inevitabile. «I genovesi hanno avuto un ruolo di primissimo piano nelle Crociate, Guglielmo Embriaco ha partecipato alla presa di Gerusalemme del 1099 con i suoi crociati e le sue macchine da guerra. Erano torri in legno utilizzate per scalare le mura, costruite da artigiani provenienti dalla Val d'Intelvi, oggi in Lombardia al confine con la Svizzera e detti "maestri Antelami", che poi - secondo il sistema clientelare del tempo - daranno vita a una corporazione attiva per secoli a Genova, legata alle consorterie degli Embriaci e dei Della Volta». E qui la storia lascia spazio alle ricostruzioni fantastiche: ecco allora gli esperti falegnami che già costruiscono torri in legno e imparano, in Terrasanta, a lavorare la pietra, prima di tornare al seguito di Guglielmo Embriaco. Ed ecco la prima torre genovese (oggi inglobata nella chiesa sconsacrata di Santa Maria in Passione) che sorge qualche decennio dopo l'avventura dei Crociati, legata proprio alla famiglia Embriaci, costruita dai discendenti del crociato. Solo suggestioni? «Per avere una prova ulteriore,dovremmo studiare una torre genovese molto lontana da qui: è del XII secolo, ancora perfettamente integra. Ma si trova a Jbeil, l'antica Byblos, per i genovesi Gibiletto». Ovvero, un'antica città fenicia sulla costa del Libano a 37 chilometri da Beirut. Per due secoli, guarda caso, fu un feudo familiare degli Embriaci.
LIGURIA - Si svela in uno studio la città con 100 torri
Due studiosse genovesi, Maddalena Giordano e Aurora Cagnana, hanno ricostruito un percorso storico-architettonico che dipinge una Genova diversa. Hanno individuato 16 torri nella città odierna, diverse tra loro, e hanno scoperto che molte di esse sono state costruite con tecniche e materiali provenienti dall'Oriente, come le pietre squadrate. Le ricercatrici hanno anche scoperto che molte delle torri sono state costruite dai discendenti di Guglielmo Embriaco, un crociato che ha partecipato alla presa di Gerusalemme del 1099. Le torri sono state costruite per difesa, ma anche per esaltare il prestigio del clan.
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