Oggi un convegno ricorda la sensazionale scoperta del 10 marzo 1959 chiavari. Piace immaginare che non sia accaduto per caso che la necropoli preromana scoperta a circa due metri sotto il livello della Chiavari di oggi, esattamente cinquant'anni fa, sia stata ricoperta e "coccolata" per secoli da uno spesso strato di sabbia e da materiale alluvionale, plasmati dai rivolgimenti climatici e dai conseguenti adattamenti della natura, per consegnarci in maniera quasi perfetta centinaia di sepolture dei nostri antichi progenitori. E non c'è che dire, la necropoli di Chiavari - il principale monumento dell'età del ferro conosciuto in Liguria - nacque proprio sotto una buona stella, se il fato ha voluto che a riportarla in luce il 10 marzo 1959 fosse il piccone di una ditta edile sensibile non soltanto al cemento, ma anche alle testimonianze del passato. Fu durante i saggi per verificare la consistenza del terreno dove sarebbe sorto un nuovo palazzo in viale Millo, infatti, che la protostoria venne alla luce dapprima con una piccola sepoltura e poi con un'intera necropoli organizzata in tre aree distinte, ricca di corredi, monili e oggetti vari. Quel palazzo dovette aspettare almeno dieci anni, quanto durò la straordinaria campagna di scavo avviata da Nino Lamboglia e dalla Soprintendenza per i Beni archeologici della Liguria, nulla in confronto agli oltre duemilacinquecento anni che aveva saputo attendere la storia più remota delle antiche genti liguri. Per dare ancora voce a quella eccezionale scoperta archeologica, l'Istituto internazionale di studi liguri in collaborazione con il Comune di Chiavari ha organizzato una tavola rotonda dal titolo significativo: "Chiavari e la sua necropoli preromana", che si terrà oggi (ore 15), nella sala consiliare del palazzo municipale. Vi partecipano, tra gli altri, Maria Giovanna Bacci, soprintendente per i Beni archeologici della Liguria, Raffaele De Marinis, ordinario di preistoria e protostoria dell'Università Statale di Milano, Giovanni Leonardi, professore di Paleontologia all'Università di padova e Silvia Paltineri, docente di Etruscologia dello stesso ateneo. Ma chi erano questi liguri? Com'era organizzata la loro società? E che aspetto avevano, come si vestivano, di che cosa vivevano? «La polis, l'antica Tigullia, non è mai stata trovata - spiega Roberto Maggi, uno dei relatori del convegno moderato da Fabrizio Benente e Giovanni Mennella, dell'Istituto studi liguri - ma si possono fare numerose ipotesi partendo dalle diverse caratteristiche della necropoli e dei manufatti. Dobbiamo immaginare l'area della necropoli in riva al mare, protetta da dune di sabbia, formatesi dopo le ultime grandi glaciazioni di circa 20 mila anni fa. Si trattava con ogni probabilità di un'area di interscambi, commerciali e culturali, dove le popolazioni autoctone entravano in contatto con quelle del mondo etrusco e padano. In base al ritrovamento di frammenti di alcuni manufatti, certamente non di uso quotidiano, ma destinati al trasporto di merci, si può ipotizzare, con un parallelismo moderno, che in quest'area venisse stoccata merce frutto di una sorta di attività protostorica di import-export. Grossi vasi di terracotta, per tipologia e dimensioni, si pensa potessero avere una funzione simile ai nostri attuali container, il che attesta un'attività di scambio e commercio in quest'area del Tigullio».