A settant'anni dalla mostra fiorentina che nel 1937 celebrò il sesto centenario della morte, questa volta senza necessità d'occasione Roma organizza una eccellente rassegna dedicata a Giotto e alla pittura trecentesca, dal 6 marzo al 29 giugno al Complesso del Vittoriano. «Giotto e il Trecento. Il più Sovrano Maestro stato in dipintura» raccoglie 150 capolavori, di cui 20 del maestro di Bondone esposti per la prima volta, provenienti dalle più importanti istituzioni museali e ecclesiastiche italiane e straniere. Maestosi polittici, dipinti su tavola, sculture, rari manoscritti e oreficerie di pregio: con Giotto si espongono Cimabue, Simone Martini, Tino da Camaino, Giovanni Pisano, Giovanni di Balduccio. Un impegno di circa 3,3 milioni di euro sostenuto da moltissime istituzioni, in primis il ministero per i Beni e le Attività Culturali. Artista simbolo del Medioevo, Giotto è considerato il primo pittore italiano, in parallelo con il ruolo svolto da Dante nella formazione della nuova lingua nazionale. Il punto chiave della storiografia dell'Occidente, in grado di cambiare la concezione e l'approccio all'arte nei suoi contemporanei. Oltre a presentare il restauro del Polittico di Badia di Giotto dal Museo degli Uffizi, la mostra ricostruisce la situazione artistica italiana tra l'ultimo decennio del XIII secolo e prima metà del XIV, attraverso gli spostamenti nelle otto regioni che lo ospitarono: Toscana, Umbria, Marche, Emilia Romagna, Veneto, Lombardia, Lazio, Campania. In ognuna ha lasciato segni indelebili e argomenti di riflessione sulla funzione delle arti figurative, introducendo temi come la rappresentazione tridimensionale dello spazio e il recupero del naturalismo dell'immagine che saranno alla base delle opere dei maestri rinascimentali. Il suo influsso non si limitò alla sola sfera pittorica: l'esposizione dà ampio spazio anche al settore delle arti suntuarie, e in particolare alle oreficerie e ai manoscritti miniati, all'epoca il più diffuso mezzo per la circolazione dei temi stilistici e iconografici. In occasione della mostra nasce anche «L'altro Giotto» un progetto di comunicazione integrata con le altre Regioni dove l'artista ha svolto la sua attività. Inoltre, l'Enit utilizzerà l'immagine ufficiale della mostra per varie iniziative sui mercati internazionali e organizzerà educational tour rivolti alla stampa straniera. «È un grande evento - spiega il ministro Sandro Bondi - non solo culturale ma civile e politico. Parlare di Giotto significa trovare le ragioni più profonde della nostra civiltà. Vedere un suo quadro ci fa essere cittadini migliori».