L'articolo 33 del ddl affida alle Regioni competenza esclusiva su sanità, scuola e polizia locale, mentre l'articolo 36 prevede la nuova composizione della Corte costituzionale. Voto finale con 156 "sì" e "110" no. Via libera del Senato all'articolo 33 del disegno di legge sulle riforme: è l'articolo che prevede la «devolution». Alle Regioni vengono affidate le competenze esclusive su sanità, organizzazione scolastica e polizia locale. Il capogruppo dei Ds Gavino Angius ha annunciato che le opposizioni lasceranno l'Aula del Senato, che sta esaminando il ddl sulle riforme per protestare contro la nuova norma che «rappresenta - a suo dire - una rottura dell'unità nazionale». Nel corso della mattinata il Senato ha votato anche l'articolo 36 che prevede la nuova composizione della Corte costituzionale. Essa sarà composta da 15 giudici: 4 nominati dal presidente della Repubblica, 4 dalla magistratura, 7 dal Senato federale integrato dai presidenti delle Regioni. L'incarico di giudice della Corte sarà incompatibile con quello di membro del Parlamento, di un consiglio regionale, e con l'esercizio della professione di avvocato. Ieri il ministro del Welfare Roberto Maroni aveva ribadito: «se malauguratamente il federalismo non dovesse passare, domenica (giorno dell'assemblea federale di Bergamo) la Lega uscirà dal governo». Con l'avvento del premierato forte, accompagnato da devolution, Senato federale, riduzione del numero dei parlamentari, la riforma della Costituzione che il Senato si accinge a votare riscrive in gran parte la seconda parte della carta costituzionale approvata nel 1947. Il nuovo sistema prevede un primo ministro scelto direttamente dagli elettori (anche se il suo nome non sarà stampato sulla scheda), con larghi poteri (nomina e revoca dei ministri, scioglimento della Camera) e meno vincoli per la realizzazione del programma di governo. Sempre ieri i leader della Lista Prodi avevano detto «no» alla riforma della Costituzione che il centrodestra si accinge a votare al Senato. In una conferenza stampa a Palazzo Madama, Piero Fassino, Francesco Rutelli, Enrico Boselli e Luciana Sbarbati hanno promesso battaglia sul testo delle riforme lungo tutto il suo iter parlamentare e anche dopo, con il referendum. La riforma proposta dal centrodestra è stata presentata dai capi della Lista Prodi come «uno strappo molto grave», compiuto sotto il ricatto della Lega Nord. Il risultato è quello di una riforma «sgangherata» che punta dritto verso un «plebiscitarismo inaccettabile». Alla fini ci sono stati 156 "sì", "110" no e un astenuto. Dopo il voto dell'assemblea di Palazzo Madama, il ddl di riforma costituzionale ora andrà all'esame della Camera. Al termine del voto dai banchi dell'opposizione si è levato il grido di «vergogna vergogna». Soddisfatta invece soprattutto la Lega: «La notizia è che oggi il governo poteva cadere, e che si poteva aprire una crisi molto grave: invece tutto è andato meglio del previsto con il voto al Senato sulle riforme da cui il governo esce rafforzato» ha dichiarato il ministro Roberto Maroni. «Oggi il governo è più solido di ieri e almeno fino al 13 giugno rimarrà questo governo. Era un passaggio difficile e complicato, e siamo soddisfatti per come si è concluso».
Sì del Senato alla devolution
Il Senato ha votato a favore dell'articolo 33 del ddl sulle riforme, che prevede la devolution alle Regioni di competenze esclusive su sanità, scuola e polizia locale. L'articolo 36 prevede la nuova composizione della Corte costituzionale, composta da 15 giudici. Il governo è uscito rafforzato dal voto, mentre l'opposizione ha espresso disappunto. Il ddl di riforma costituzionale ora andrà all'esame della Camera. La Lega ha espresso soddisfazione per il voto, mentre i leader della Lista Prodi hanno promesso battaglia sul testo delle riforme. Il governo ha dichiarato di essere soddisfatto del voto e di essere più solido di ieri.
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