Il siparietto finale, quello cioè di perdere un ricorso al Tar fatto da un anonimo cittadino bagnolese contro il colosso pluri-milionario della società Bagnolifutura, che ha prodotto la bocciatura dellintero piano attuativo, è solo il cappello finale posto quasi a beffa su una vicenda burocratica figlia e parallela a quella, a forma di parabola, politica. In questo modo, Bagnoli da questione drammaticamente complessa e inevitabilmente complicata, si sta trasformando in qualcosa di beffardo che tende a far sorridere, di cui nei periodi di stasi perfino ci si dimentica e in cui nessuno oramai crede più come occasione di rilancio, dal cittadino ai vari attori economici che dovrebbero intervenire nella trasformazione. Ovviamente si tratta di cose già dette e trite, ma a Napoli si continua a praticare la penosa arte del non individuare le responsabilità, nemmeno quelle simboliche, che necessariamente vengono prese di mira quando non vi sono colpe dirette o direttamente imputabili. A Napoli pare valere quanto scriveva Arthur Conan Doyle, e cioè che «non cè nulla di più innaturale dellovvio», e lovvio, in casi teatrali come questo, sarebbe trarne le conseguenze, rimettere mandati, azzerare consulenze, rivedere assetti, management, rappresentanze. E invece nulla, addirittura si propone un velleitario "andare avanti con i cantieri", innescando conflitti di competenze e sollecitando inevitabili irrigidimenti istituzionali. I perché di atteggiamenti tanto poco proficui per una gestione credibile delle politiche pubbliche si possono intuire, ma in questa vicenda anche quella che Jon Elster ha definito «la forza civilizzatrice dellipocrisia», con la quale anche le rendite egoistiche sono indotte a favorire linteresse pubblico, pare funzionare al contrario, in un accumulo di fallimenti in cui pure i concreti passi avanti (vedi il costruendo Parco dello Sport, fortunatamente fuori da questultima bagattella), sono diluiti in una naturale caduta di fiducia. Quando, nel lontano 1995, fu presentata la prima proposta di variante urbanistica per Bagnoli e larea occidentale, Antonio Cederna scriveva su Repubblica che con quello strumento «lamministrazione Bassolino impartisce una lezione di portata nazionale». Quanto è rimasto ancora di quella lezione? È possibile attendersi anche da questa vicenda un segno di "discontinuità" o si avrà la tenacia di slabbrarla allinfinito in un magistrale spreco di tempo e di danaro?
NAPOLI - anche a Bagnoli un ciclo è finito
Un anonimo cittadino bagnolese ha presentato un ricorso al Tar contro Bagnolifutura, che ha prodotto la bocciatura dellintero piano attuativo. Questo è solo il cappello finale di una vicenda burocratica complessa e complicata. La vicenda tende a far sorridere e a far dimenticare la stasi e la mancanza di rilancio. A Napoli si continua a non individuare le responsabilità, nemmeno quelle simboliche. La vicenda è un esempio di come lipocrisia possa funzionare al contrario, inducendo rendite egoistiche a favorire linteresse pubblico. I passi avanti sono diluiti in una caduta di fiducia.
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