QUELLABBAZIA DI VIESTE MINACCIATA DAL CEMENTO Kàlena fu edificata lì, solitaria, a testimoniare la cultura dellaccoglienza E lAbbazia di Kàlena? A chiunque giunga a Peschici da Vieste, percorrendo la strada interna, Kàlena appare maestosa, padrona del cielo e della terra, compiutamente adagiata nella sua solitudine, così come lhanno voluta i suoi ispirati e audaci costruttori, così come i secoli passati lhanno pietosamente conservata, così come artisti di pregio lhanno rappresentata, così come fotografi di fama lhanno immortalata. Rilevanti il paesaggio agreste e il contesto paesaggistico da cui Kàlena emana i suoi bagliori ricchi di cultura e di storia millenaria, quanto la stessa autorevole e simbolica costruzione, quanto la magia che la avvolge nel mistero dei tempi andati, quanto le emozioni che il luogo della memoria suggerisce a chi sa leggere nelle sottili trame di un misticismo indelebile. Più in là, verso la spiaggia, laddove linsostituibile ma distrutto sistema delle dune, in perenne e precario equilibrio tra acque, venti e sabbie, doveva pur rappresentare unaltra delle autentiche meraviglie della natura garganica, solo caos, cementificazione disordinata, speculazione edilizia, devastazione di un territorio offeso, oltraggiato, a marcare un raccapricciante comune denominatore nel nostro Gargano meraviglioso, non più "sperduto", semplicemente perso. Ma come salvare lAbbazia se non si rispettano il paesaggio, lambiente, la peculiarità e lidentità del luogo? E per salvare Kàlena non è stato ancora posto un vincolo paesaggistico anche nelle sue adiacenze? Se così è lAbbazia di Kàlena si appresta a seguire il triste destino che incombe sui tanti luoghi della memoria. Un destino legato, qui come altrove, a comunità umane svuotate dalle antiche ambizioni culturali che, spesso e più volte nella storia, hanno consegnato alla nostra penisola la fama universale di centro di cultura e di arte. Cultura e arte che qui, nel nostro Gargano, hanno origini antiche e tradizioni consolidate, che anche luomo protostorico seppe esprimere e rappresentare, degnamente, sempre con rispetto, comunque con amore. E se in una notte di stelle e di tramontana, vi dovesse capitare di sostare davanti allAbbazia, chiudete gli occhi, e ascoltate il canto del mare e del vento sussurrare quiete e pace allanima. E oltre la selvaggia febbre edilizia delluomo, tutto proteso verso unassurda modernità dal sapore aspro e amaro di unidentità perduta, sentirete quasi un canto gregoriano provenire dallAdriatico "aperto" al sole che nasce. Dove da sempre moltitudini di esuli preganti giungevano alla "Terra promessa", accolti e rifocillati verso una "nuova rinascita". E Kàlena fu edificata lì, solitaria, a testimoniare la cultura dellaccoglienza dei discendenti garganici di Noé, quasi a tramandare nella notte dei tempi le voci greche, diomedee, omeriche, alla fonte delle nostre origini. E nessuno, nemmeno ledificazione della piana di Càlena, il colonnato alla "Mancina"di Vieste, la lottizzazione della Necropoli di S. Nicola, laggressione alla spiaggia di "Chiancamasitto", le tante sopraelevazioni nei nostri centri storici, i tanti paesaggi perduti, a passo fermo e socchiuse le palpebre, potrà impedirci di sentire quella nenia antica salire dalle onde. Voce del passato, sempre presente, mossa a pietà e supplicante, affinché si liberi oltre il mare, ancora una volta, libero e forte, il nostro "grido di dolore". A richiamare la memoria, a ripensare la storia, a seguitare le tradizioni. ambientalista