Emiliano e Di Cagno si impegnano a trovare una soluzione I due candidati sindaci in disaccordo su tutto, tranne che sulla demolizione. Disponibili anche alla colletta per i lavori BARI «I soldi c'erano». «Soldi non ce ne sono, ma è lo Stato che deve metterli. Se non lo farà, siamo pronti a fare la colletta, come proposto dal Corriere ». I due principali contendenti alla poltrona di sindaco di Bari, Simone Di Cagno Abbrescia (Pdl) e Michele Emiliano (Pd), non sono d'accordo neppure sul punto di partenza. Ma entrambi prendono un impegno: nessuna demolizione, invocata provocatoriamente dal Corriere del Mezzogiorno, non lasceremo che il Margherita resti abbandonato. «Anche se - è la stoccata di Di Cagno Abbrescia - ora il rischio aumenta: con la facciata sistemata e ritinteggiata, l'effetto cartolina è salvo. Speriamo nessuno voglia cedere alla tentazione di accontentarsi di quello». Il Margherita è di proprietà dello Stato. Come teatro non può esercitare una grande attrattiva, visto che ha sempre funzionato meglio come cinema o (in anni più lontani) sala per varietà o da ballo. Piccolo, pochissimo spazio per le manovre di montaggio e smontaggio delle scene, troppo vicino al Petruzzelli e al Piccinni. Inoltre lo Stato non è più nelle condizioni di prendersene carico. Così, alcuni anni fa, dopo l'inizio dei lavori di restauro strutturale, che dovrebbero terminare entro un mese, l'agenzia del Demanio si è rivolta al Comune: ha chiesto un piano di gestione prima di finanziare l'ulteriore e definitivo intervento, quello per la ridestinazione d'uso e la riapertura del Margherita. «L'attuale amministrazione non ha mai dato risposta a questa domanda - dice Di Cagno Abbrescia - e così ora mancano anche i fondi». Dopo aver investito 10 miliardi di vecchie lire nel primo intervento, urgente, per evitare crolli, e altri 2,6 milioni di euro nei lavori di restauro strutturale, ancora in corso ma agli sgoccioli, il direttore dell'agenzia del Demanio, Elisabetta Spitz chiese chiarimenti al Comune su come si sarebbe sostenuta l'attività del Margherita. «Il governo in realtà voleva che ce lo accollassimo noi - sostiene Emiliano - e invece noi non possiamo gestire oltre al Petruzzelli e al Piccinni un terzo teatro. E' impensabile ». Così il Comune non ha mai consegnato la proposta di gestione. Intanto i lavori del secondo lotto sono andati a rilento. Dovevano concludersi nel 2008 e invece sono ancora in corso. Nel frattempo i sei milioni di euro, comunque insufficienti, ma stanziati dal Demanio al Margherita, sono stati tolti a Bari e assegnati d'urgenza al castello di Moncalieri che, un anno fa, è stato danneggiato da un incendio. «I soldi c'erano - ribadisce Di Cagno Abbrescia - toccava alla città formulare la sua proposta di gestione, ma non l'ha fatto». Ora, però, i lavori finanziati stanno per terminare. E il Margherita è ben lontano dall'essere utilizzabile: una distanza misurata in almeno 20 milioni. La direzione regionale dell'ufficio per i Beni culturali ha tentato di ovviare al problema: ha pubblicato un bando per coinvolgere i privati nel restauro con il sistema del project financing. Terminata la prima fase, si è fatta avanti una impresa di Caserta. Ora la proposta deve essere pubblicata e gli imprenditori, intenzionati a realizzare i lavori, potranno farsi avanti. «La chiamata al privato non mi convince quando non è accompagnata a un indirizzo su cosa realizzare - dice Di Cagno Abbrescia - si rischia che l'intervento abbia una sola funzione, quella speculativa ». Una destinazione d'uso, invece, per l'ex sindaco e candidato del Pdl c'è ed è chiara. «Il Margherita deve diventare lo spazio per l'esibizione di tutti i giovani che escono da Conservatorio, Accademia di Belle arti, scuola di balletto. Se tornerò a essere il sindaco di questa città, presenterò questa proposta di gestione del Margherita al Demanio». Ma con quali soldi? «Chiaramente vanno studiati anche accordi con i privati, ma solo dopo aver definito la funzione ». Per Emiliano i soldi, invece, devono venire dallo Stato. «Dopo che ha speso tanto per un teatro privato come il Petruzzelli, dovrebbe darceli. Ma se non potrà sono pronto a cominciare la colletta tra i cittadini baresi». Quanto alla destinazione, quella culturale e eminentemente pubblica, secondo Emiliano, va salvaguardata. Su questo il punto di vista dei due candidati sindaci è comune. «Certo, si può valutare una parziale destinazione diversa, ma io acconsentirei soltanto se fosse un'idea straordinariamente innovativa e capace di realizzare il pubblico interesse spiega Emiliano - . Insomma, no a una galleria di negozi».