SASSARI. Il partito dei Riformatori Sardi deriva dall'esperienza del movimento per le Riforme di cui è stato e continua a essere leader Mario Segni. Il movimento ha assunto in Sardegna, con la guida di Massimo Fantola, il nome di Riformatori Sardi, espressione di una connotazione regionale "con testa e cuore" in Sardegna, slegato dalle centrali romane della politica. Il partito vuole creare nell'isola le condizioni per debellare la piaga della disoccupazione e dell'emigrazione, mettendo in campo tutte le risorse di cui la Sardegna dispone, sia materiali che intellettuali. In questa competizione elettorale per il rinnovo del consiglio regionale, i Riformatori Sardi hanno aderito alla coalizione di centrodestra che sostiene il candidato alla presidenza Ugo Cappellacci. Nel collegio di Sassari, in lizza per un posto a Cagliari ci sono alcuni nomi noti ma prevalgono i volti nuovi. Quattro le donne in lista. Sono sei i punti programmatici dei Riformatori Sardi. Il primo è quello della "cultura e consapevolezza". I Riformatori considerano indispensabile attuare un'azione culturale mirata alla riscoperta delle radici identitarie del popolo sardo. Per sollecitano la Regione a dotarsi quanto prima di una legge sull'ordinamento scolastico affinché, dalla scuola elementare alle superiori, venga insegnata la storia della Sardegna. Il secondo punto riguarda le proprietà immobiliari della Regione che non producono effetti economici positivi. Per esempio l'isola dell'Asinara, «dove 4500 ettari sono gestiti in modo insufficiente dall'Ente Parco» e gli ottomila ettari della montagna del Goceano, «affidati alla gestione inconcludente dell'Ente Foreste». I Riformatori sollecitano la restituzione di queste aree alle comunità locali attraverso la creazione di public company, nelle quali gli azionisti siano i cittadini. Critiche pesanti sull'urbanistica, alla quale è dedicato il terzo punto. Secondo i Riformatori deve essere restituita alle comunità locali la gestione del territorio. Difendono l'agro sassarese che «costituisce un valore aggiunto da valorizzare, e potrebbe essere un elemento di attrazione come avvenuto per la Toscana. Per questo il ppr deve essere modificato al fine di permettere l'edificazione, anche nell'ambito di appezzamenti ridotti, delle case appoggio e delle opere necessarie alla conduzione del fondo». Nel programma si parla anche di beni archeologici e culturali. I Riformatori sollecitano l'affidamento in gestione dei siti alle comunità locali e alle cooperative culturali esistenti sul territorio. Per quanto riguarda l'agroalimentare, l'obiettivo è favorire la crescita delle produzioni locali, «creando le apposite norme legislative di tutela, per garantire sia il produttore del settore cerealicolo, vinicolo, olivicolo e dell'allevamento che il consumatore dei prodotti, con una forte azione politica per rendere finalmente remunerativo il lavoro di pastori e agricoltori». L'ultimo punto riguarda le politiche energetiche. I Riformatori Sardi pensano che «la tutela della salute sia un elemento non barattabile nella dinamica dello sviluppo». Il partito è contrario all'utilizzo del cdr come combustibile e suggerisce di sfruttare la natura, con un forte incremento della produzione dell'energia eolica e del solare termodinamico.