VENEZIA. Uno spazio per la Dogana a Punta della Dogana, per mettere timbri e concedere autorizzazioni in mezzo alle opere di arte contemporanea della collezione Pinault. Sembra una «boutade» ma è invece una richiesta reale, con tanto di domanda protocollata della Direzione delle Dogane inviata all'Agenzia del Demanio, che ha messo a parte della fantasiosa pretesa anche il Comune di Venezia, concessionario dello spazio demaniale - poi assegnato a Pinault per un trentennio - per novantanove anni. La Dogana aveva trasferito gli ultimi uffici ancora funzionanti alla Punta - spostandosi a Marghera, al Molo Sali - già nel 1999, in seguito alla convenzione stabilita con il Comune, quando l'idea era che nel complesso seicentesco del Benoni nascesse un nuovo museo Guggenheim. Successivamente l'ipotesi era tramontata fino a quando, anche in vista dell'offetta di Pinault di costituire qui il suo museo d'arte contemporanea, l'Agenzia del Demanio, con apposita convenzione, aveva concesso al Comune la Punta della Dogana per quasi un secolo, libera da qualsiasi servitù. Ma, evidentemente, nell'apparato statale, la mano sinistra - le Dogane - non sa ancora cosa fa la destra (in questo caso il Demanio) e così la Direzione delle Dogane torna alla carica per riavere uno spazio in quello che in queste settimane sta già diventando un museo, sostenendo di averne diritto. «E' una richiesta che non mi preoccupa minimamente - commenta l'assessore al Patrimonio e Lavori Pubblici Mara Rumiz - e del resto la domanda non è neppure stata inviata a noi, ma, appunto, all'Agenzia del Demanio. Forse alle Dogane non sanno che alla Punta sta nascendo un nuovo museo, altrimenti non credo avrebbero inviato una simile missiva».