Il Barocco di Noto esempio di valorizzazione architettonica e paesaggistica II barocco leccese deve seguire l'esempio di quello di Noto, se vuole «meritarsi» l'ambito riconoscimento di Patrimonio Mondiale dell'Umanità, che la cittadina siciliana ha guadagnato superando un severo screening da parte della commissione esaminatrice dell'Unesco. La notazione ha fornito occasioni di confronto nel corso del convegno «Lecce Città d'Arte - Turismo culturale e nuova imprenditorialità», la cui tavola rotonda, coordinata dal direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, Lino Patruno, ha visto la partecipazione di personalità d'alto profilo del settore del management ar-tistico-culturale, come il presidente di Federculture, Maurizio Barracco; il responsabile del settore Arte e Cultura della Compagnia di San Paolo, Dario Disegni; il direttore generale del Touring Club, Guido Ven-turini e, sul lato politico, il sottosegretario ai Beni Culturali, Nicola Bono. Il turismo culturale come leva di sviluppo: quanto questo assioma vale per il Mezzogiorno? Occorre affermare un modello di sviluppo integrato, hanno spiegato i relatori, che superi il concetto ormai obsoleto dei giacimenti culturali, per allargare la visione a una concezione più vasta ed esaustiva. Per questo, nel «pacchetto» del turismo culturale, gestito con un approccio imprenditoriale e con la partecipazione anche di imprenditori «Doc», vanno inseriti, sì, gli elementi dell'arte, dell'architettura e delle componenti più prettamente storiche; ma accanto a essi devono essere inseriti i beni paesaggistici, le tradizioni del territorio e quella che viene chiamata «cultura materiale», ossia l'enogastronomia e l'artigianato. «Il tutto - ha sottolineato Dario Disegni - inserito in un circuito di valorizzazione allargata. In diverse realtà meridionali si stanno affermando i cosiddetti «distretti culturali», per incrementarli e sostenere quelli esistenti, è necessario che si mobiliti un concorso di forze, in un mix fra pubblico e privato. Esso si può sostanziare in un Accordo di Programma fra il Ministero dei Beni Culturali e la Regione interessata. Nel caso del Piemonte, ad esempio, si è realizzato un successivo protocollo d'intesa fra la Regione stessa e le Fondazioni ex bancarie, il che ha funzionato da moltiplicatore delle risorse che si sono riservate sui distretti di Torino Centro Storico e il sistema delle Residenze sabaude». H neo del Sud, però, è che non ci sono Fondazioni d'origine bancaria autoctone abbastanza ricche da supportare un territorio che avrebbe tanto da valorizzare per magnetizzare i flussi del turismo culturale. «L'impegno delle Fondazioni di aree diverse è comunque ragguardevole - precisa Disegni -. Va segnalato il Progetto Sud nato dalla cordata delle Fondazioni aderenti all'Acri nonché le risorse destinate dalla Compagnia di San Paolo in molte aree meridionali, dalla Campania alla Puglia alla Sicilia. È un segnale importante, che va colto e amplificato con un'alleanza fra Ministero dei Beni Culturali, Enti Locali, Fondazioni e imprenditoria, locale o nazionale, quale occasione di sviluppo economico, frutto di un'efficace gestione in grado di fidelizza-re i flussi turistici. Mi auguro che siano sempre di più i distretti culturali del Sud che vadano ad arricchire la mostra permanente dei siti classificati come Patrimonio Mondiale dell'Umanità, che, in base all'accordo in fieri tra Unesco, Ministero e Regione Piemonte, sarà ospitata nella straordinaria sede della Reggia di Venaria Reale».