UNAGONIA da elezioni. Si possono spiegare solo così gli ordini e i contrordini sul Civis. Proprio ieri, in una riunione tra Comune, Atc - stazione appaltante - e cooperative, si doveva decidere quando riprendere i lavori in via Marconi, per realizzare finalmente le ormai famose banchine oggetto di una lunga disputa. Invece niente. Lincontro sarebbe stato burrascoso - non è una novità - e alla fine la data è rimasta nel vago. Il cantierino doveva riaprire tra una decina di giorni. Tutto bloccato. Comune ditte e Atc hanno ripreso a litigare. Lamministrazione, incalzata da un movimento di cittadini trasversale e ostile allopera, ha chiesto garanzie quasi assolute sui tempi dintervento. Con un imperativo categorico non scritto: non creare disagi in zona voto. Le risposte delle imprese a quanto pare non hanno tranquillizzato i tecnici di Maurizio Zamboni. Che hanno rimandato la decisione e hanno rifiutato però di mettere per il niet per iscritto. IL primo a farne le spese è stato il presidente del Porto, Sergio Palmieri. Che alle due di ieri pomeriggio aveva già spedito via mail gli inviti alle associazioni per un incontro fissato nel pomeriggio di mercoledì 18 proprio sui lavori delle banchine. Ma due ore e mezzo dopo è stato costretto a spedire un nuovo messaggio per chiedere scusa, rinviando la riunione «a data da destinarsi». Lo rende noto, senza aver chiaro il motivo della disdetta, una delle associazioni destinatarie della mail. Spiega Palmieri: «Sì, è vero, lassessorato alla Mobilità ci ha fatto sapere che non si poteva mantenere la riunione nella data già stabilita. Mi hanno parlato di problemi sopraggiunti...». OGGI si lavoricchia in via Longo, al Savena. Alberi abbattuti, anche lì come in via Genova, per fare spazio alle banchine. Le imprese sopravvivono e si dedicano ormai ad altri appalti. Cè aria di smobilitazione. I comitati anti Civis lamentano promesse generiche dai candidati sindaco. Giorgio Guazzaloca, che aveva ereditato il tram su ferro da Vitali e lo aveva trasformato nel tram su gomma, scendendo in pista è arrivato a dire: «Non ha più senso. Cofferati lha affossato. Ora si tratta di individuare le migliori soluzioni per chiudere questo capitolo, riducendo al minimo i danni causati dallinsipienza di questa amministrazione». Il rivale del Pd Flavio Delbono da candidato alle primarie aveva dichiarato domenica 16 novembre al Saragozza: «Indietro non si torna. Si può eventualmente rivedere il tracciato. Dobbiamo aspettare le risposte di soprintendenza e ministero». Invece qualche giorno fa ha spostato lasse sulle colpe berlusconiane. Elencando anche il Civis tra le infrastrutture bloccate per colpa del Governo, come il Passante e il metrò «di cui si sono perse le tracce». Però scusi, in città sono prima di tutto i cittadini ad essere contrari al Civis, cosa centra Berlusconi? Si sono espressi comitati, urbanisti... «So che ci sono critiche - replica Delbono -, non ho incontrato i comitati. Se penso di farlo? Può darsi».