Duecentocinquanta firme (su duecentottanta dipendenti) dei lavoratori del Teatro Comunale per ribadire la richiesta di dimissioni del sovrintendente Marco Tutino, con il quale - dichiarano - sono rotte le trattative sindacali. La ferma intenzione di portare avanti le loro ragioni col pubblico («continueremo a distribuire volantini prima di ogni spettacolo - annunciano - ma se necessario metteremo in campo anche altre misure»). Infine, un appuntamento da fissare per la metà di aprile con tutti i candidati sindaco della città sul tema del sistema dello spettacolo dal vivo. Ieri i rappresentanti sindacali di Cisl, Uil e Fials del Teatro Comunale hanno pubblicamente ribadito la loro forte preoccupazione sullo stato economico della fondazione lirica bolognese, rilanciando le cifre sul bilancio che già la settimana scorsa avevano provocato la smentita della direzione del teatro, con tanto di minaccia di querela. «Pur avendo ricevuto nel 2008 finanziamenti ministeriali superiori a quelli del 2007, il sovrintendente Marco Tutino ha portato il passivo di bilancio (in un solo anno) da 1.043.000 euro (bilancio 2007) a 4.795.000 (bilancio 2008): questi sono dati forniti dalla stessa direzione del teatro», è scritto nel documento firmato dai 250 dipendenti che i sindacati ieri hanno reso noto. I lavoratori del Teatro Comunale chiedono spiegazioni: «Come sono stati spesi i finanziamenti ricevuti, visto che lorganico dei dipendenti è invariato da dieci anni e la produzione non è aumentata?» E sottolineano come «la responsabilità sia del sovrintendente» il quale, mentre dichiara di volere portare in pareggio i conti nel giro di un anno e mezzo, ha viceversa anticipato ai sindacati che «il passivo sarà ancora superiore: e cioè di 5.940.000 euro». Tra le tante contestazioni allattuale gestione della fondazione cè anche quella diretta alla della Scuola dellOpera: «Trasformerà il teatro in una accademia, a scapito dei lavoratori», sostiene Giulio Ciofini della Fials. Infine, nellinvocare le dimissioni di Tutino, il documento dei lavoratori chiede che il sovrintendente «venga chiamato a rispondere in solido per i danni della sua gestione sia alla fondazione che alla città di Bologna, qualora si ravvisino estremi per una eventuale azione di responsabilità».