Da anni cultrice della storia e delle tecnologie che resero nell'ottocento il nostro porto il secondo scalo marittimo d'Europa dopo Marsiglia e fiore all'occhiello dell'Impero asburgico, Antonella Caroli, già segretario generale del porto di Trieste, terrà per Italia Nostra, oggi alle 17.30 alla sala Baroncini, una conferenza sulla centrale idrodinamica del Porto Vecchio. L'incontro, corredato da una ricca sequenza d'immagini del nostro scalo e di quello di Amburgo, realtà legate da stupefacenti analogie storiche e architettoniche, è il secondo di una serie di appuntamenti con studiosi ed esperti internazionali organizzati dall'architetto sulle costruzioni portuali storiche, in vista del costituendo Polo Museale del nostro porto. «Molti cittadini - afferma Caroli - non conoscono ancora il Porto Vecchio, che si potrebbe definire "lagerhauser" (parte di città destinata alla movimentazione delle merci), né la centrale idrodinamica e la sottostazione elettrica di riconversione, edifici monumentali che, con il magazzino 26 e le altre costruzioni portuali, hanno portato alla ribalta mondiale il nostro porto»: un tema già presentato di recente con successo dall'architetto nell'ambito di una serata Soroptimist in collaborazione con l'Archivio di Stato di Trieste diretto da Grazia Tatò. Le richieste di visitare il porto sono numerosissime: esperti e delegazioni nazionali ed estere chiedono di conoscere la Centrale Idrodinamica, la quale, costruita nel 1890 quale unico impianto di potenza idraulica completo, comprende ancora intatte tutte le macchine originarie, che fino al 1988 producevano energia per tutti i mezzi di sollevamento del porto. Collegata ad essa è la «sottostazione elettrica di riconversione» (1913), che tuttora conserva trasformatori, riduttori e strumentazioni elettriche d'epoca, parte dei quali in funzione. Pur presentando elementi di degrado, dovuto all'abbandono, le costruzioni mantengono note stilistiche di pregio e testimoniano vivamente quell'archeologia industriale-portuale, che ha segnato il passaggio dal XIX al XX secolo dal punto di vista delle metodologie di costruzione e tecnologico. Gli edifici e gli impianti, che si trovano nel Punto Franco vecchio all'altezza del ponte ferroviario su viale Miramare, diventeranno il fulcro del Polo Museale, inteso come centro di cultura storica e di formazione marittima e portuale: un progetto sul quale si è trovato pieno accordo tra Regione, Autorità Portuale e Ministero per i Beni e le Attività Culturali e nel 2007 si è siglato un protocollo d'intesa: per il recupero e il restauro della Centrale Idrodinamica è iniziato un programma d'intervento completamente finanziato, mentre per il Polo il programma dei finanziamenti è in itinere. Il progetto di recupero, che non farà morire l'affascinante genius loci di cui è pervaso il porto, richiama modelli già realizzati ad Amburgo, Brema, Città del Capo e Sidney e prevede l'inserimento di unità di navigazione ora dismesse, progettate e costruite a Trieste, di storiche attrezzature elettromeccaniche, di affascinanti fondi archivistici, arredi e plastici.
TRIESTE - Dentro la centrale idrodinamica cuore del futuro Museo del Porto
Antonella Caroli, segretario generale del porto di Trieste, terrà una conferenza sulla centrale idrodinamica del Porto Vecchio. L'incontro sarà corredato da immagini del porto e di Amburgo, con analogie storiche e architettoniche. La centrale idrodinamica e la sottostazione elettrica di riconversione sono edifici monumentali che hanno portato al successo del porto. I visitatori chiedono di conoscere la centrale idrodinamica, che produceva energia fino al 1988. La sottostazione elettrica di riconversione conserva trasformatori e strumentazioni elettriche d'epoca. Gli edifici e gli impianti sono stati segnati dal passaggio dal XIX al XX secolo.
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