Nell'ambito di Arte Fiera è stata presentata l'Amaci, una forza d'urto dalla quale ci si attende una ottimizzazione degli spazi espositivi e un ponte con l'estero per il lavoro dei giovani artisti «Amaci» è un dolce imperativo, un'esortazione affettuosa, un acronimo un po' scherzoso e un po' no con il quale l'Associazione dei Musei di Arte Contemporanea Italiani intende farsi conoscere e ricordare, per dare finalmente vita a qualcosa che non esisteva prima nel nostro paese, una force de frappe che, per una serie di felici congiunture e soprattutto per la evidente volontà degli associati, dovrebbe dare risultati già da un prossimo futuro. In questi primi giorni dell'anno, puntuale come sempre, Arte Fiera si è illuminata, tutt'intorno al cuore pulsante mercantile, di un pirotecnico fuoco di fila di mostre, convegni, dibattiti, iniziative mondane tutte pigiate all'interno della sua breve vita: la presentazione di «Amaci», pur essendosi svolta un po' in sordina, ha rappresentato il primo momento tutto dedicato al pubblico, con i direttori e i curatori della ventina di musei che per ora vi aderiscono quasi tutti presenti. In apertura Peter Weiermair, direttore della Galleria d'Arte Moderna di Bologna, ha sottolineato come da qualche anno un nuovo fermento si sia tradotto nell'apertura di altre sedi museali, mentre ne verranno inaugurate ancora, da Siena a Pescara da Roma a Trento a Bolzano e tra poco Bologna; ma, soprattutto, si è finalmente resa evidente la necessità di una forte sinergia organizzata tra i vari musei. Gabriella Belli, direttore del Mart di Trento, ha illustrato - a nome di tutti - gli intendimenti dell'Associazione, che nel suo statuto mette al primo posto la promozione dell'arte contemporanea attraverso la realizzazione di una politica culturale comune, basata sulla condivisione di un progetto che al tempo stesso favorisca la collaborazione tra i musei e faccia crescere le singole individualità. Sarà necessario, inoltre, fissare degli standard di qualità riguardo all'organizzazione così come alla conservazione del patrimonio, che portino i nostri musei al livello internazionale, in modo da approdare a un dialogo paritario con il resto del mondo. Il sistema «Amaci», dunque, non si presenta come una corporazione per la difesa dei diritti, bensì come un tramite per i singoli musei, che rafforzandosi nella appartenenza a una rete di «mutuo soccorso», dialogheranno meglio anche a un livello internazionale. Angela Tecce e Anna Mattirolo della Gnam di Roma hanno entrambe sottolineato, inoltre, la possibilità di costituirsi come un gruppo di pressione, sia sulle decisioni legislative sia sulla direzione generale architettura e arte contemporanee del ministero per i beni culturali. A questo proposito, Maria Vittoria Marini Chiarelli, responsabile per Darc dell'arte contemporanea, ha confermato la funzione di coordinamento che «Amaci» è chiamata a svolgere tra i musei e l'apparato statale, costituendosi come un polo di riferimento tecnico per quei problemi sottovalutati o penalizzati dell'arte contemporanea, che interessano il ministero e altri enti. Ora invece l'associazione, operando collegialmente, potrà con autorevolezza fornire impulsi a sostegno della programmazione, anche dal punto di vista della politica culturale, e della promozione degli artisti italiani all'estero. I problemi relativi alla progettualità delle giovani generazioni, che assume una grande importanza anche dal punto di vista economico e degli spazi espositivi, sono stati evidenziati da Ludovico Pratesi come una ulteriore motivazione di «Amaci». Ancora in anni recenti sono nati diversi spazi (a partire da Spazio Aperto della Gam di Bologna) white boxes o Project rooms, che imponendosi all'attenzione istituzionale hanno indotto un consolidamento del rapporto tra museo e progettualità dell'artista. E' prevista, inoltre - ha detto Giacinto Di Pietrantonio, primo motore e grande animatore dell'«Amaci» - la pubblicazione di una rivista il cui primo numero dovrebbe uscire in occasione della Biennale, dove si possano trovare i programmi di tutti i musei; e dovrebbe realizzarsi la creazione di link tra gli associati, se non addirittura un sito web specifico. Inoltre, faceva notare Di Pietrantonio, la creazione di un premio dei musei conferito ogni anno a un giovane artista sarebbe al tempo stesso un modo per costruire insieme qualcosa di tangibile e di riconoscibile dal pubblico, e una via per guadagnare un peso contrattuale con l'estero, ben diverso da quello derivante dagli attuali premi scollegati tra loro e ignari gli uni degli altri. Il dibattito che è seguito ha promesso di affidare a «Amaci» la funzione di supporto culturale complessivo, così da cambiare una situazione fatta di storici municipalismi e di un presente che vede musei estremamente differenziati per inquadramento giuridico, storia, ricchezza di collezioni, tipologie architettoniche, strutture operative, finanziamenti; con l'unico minimo comune denominatore costituito dall'essere tutti più o meno legati alle volontà di politici spesso non particolarmente sensibili all'attualità della cultura artistica.