Lo Stato si è ripreso la basilica di Santa Maria Novella: e se ci riprendessimo il David? Secondo il Comune, infatti, il capolavoro è proprietà di Firenze. La provocazione Un vecchio atto notarile certifica la proprietà comunale dell'opera. Ti prendi la basilica? Allora il David è mio Al colpo di mano del ministro Maroni su Santa Maria Novella Palazzo Vecchio potrebbe rilanciare con il capolavoro di Michelangelo E se ci riprendessimo il David? Cosa direbbe il ministro Maroni? Cosa farebbe se il Comune riportasse la statua in piazza Signoria o la sistemasse in qualche palazzo comunale? Già perché se l'esponente leghista, con un atto unilaterale, ha «scoperto» che la basilica di Santa Maria Novella è del Demanio e revocato la concessione perpetua all'amministrazione, Palazzo Vecchio potrebbe rispondere tornando in possesso del capolavoro che Fiorenza pagò 400 fiorini d'oro a Michelangelo e che un atto del 9 novembre 1871 assegna al Comune di Firenze. E se è vero che lo Stato ha speso per costruire l'Accademia e nei successivi 135 anni per la manutenzione del prezioso marmo e la gestione del museo, è altrettanto certo che Palazzo Vecchio ha messo ugualmente mano al portafoglio nei 141 anni passati dal rogito siglato dal notaio Guerri per la concessione d'uso perpetuo delle chiese al Comune e anche della basilica dell'Alberti. Alla luce dello «scippo» di Santa Maria Novella, e del possibile analogo destino per Santa Croce e i suoi sepolcri illustri e del Carmine con l'inestimabile scuola di pittura della cappella Brancacci, potrebbe tornare d'attualità la «battaglia » lanciata da Domenici nel 2000 e rimasta in un cassetto. Base di partenza, il gravissimo dissesto economico che travolse l'amministrazione cittadina dopo il trasferimento della capitale a Roma (e che portò alla dichiarazione di fallimento nel 1878). Lo Stato, per compensare la città, decise di cedere come risarcimento Palazzo Vecchio al Comune: dopo lunghe trattative l'atto fu firmato il 9 novembre 1871. Davanti al notaio Morelli la città fu rappresentata dal conte Demetrio Finocchietti, ministero degli esteri e Camera dei Deputati da numerosi delegati e il rogito sancì il trasferimento della proprietà di «Palazzo Vecchio con relativi annessi e connessi» dallo Stato all'amministrazione comunale. Tra gli «annessi», secondo il Comune, c'erano l'arengario e le statue che vi erano esposte (compreso il David di Michelangelo, espostovi per espressa volontà dello scultore che ebbe la meglio su una commissione formata da Andrea della Robbia, Piero di Cosimo, Pietro Vannucci, Leonardo da Vinci, Sandro Botticelli e Cosimo Rosselli e che voleva collocarlo nella Loggia dei Lanzi). Due anni dopo una commissione mista comune-governo decise di ricoverare la statua al chiuso e fu realizzato, nella Galleria dell'Accademia, il locale progettato da Emilio de Fabris. Il trasferimento fu effettuato con uno speciale carro e solo nel 1901 la copia arrivò in piazza Signoria. Da tempo il colossale marmo è anche una miniera d'oro e nel 2000 il sindaco Leonardo Domenici chiese al governo Prodi una compartecipazione agli utili: «Il David è di proprietà di Firenze e parte del ricavato che viene dal milione di visitatori che ogni anno fanno al fila per ammirarlo deve ricadere sulla città». Non successe nulla e nell'estate 2003 (governo Berlusconi) Domenici tornò alla carica. «Il David è del Comune ed ho chiesto ad uno studio legale uno studio; è il momento di porre con forza il tema della gestione dei beni artistici», spiegò in conferenza. Ma ancora una volta non successe nulla e lo stesso è accaduto un anno fa quando l'ex soprintendente Domenico Valentino chiese al Comune di far valere le proprie ragioni. Dopo la decisione di Maroni, il Comune studia la possibilità di impugnare il provvedimento e sottolinea che gran parte del complesso di Santa Croce è di proprietà dell'amministrazione e quindi non può ripetersi la situazione di Santa Maria Novella. Ma intanto il Comune potrebbe riportare a casa il David.