Gli immobili in esame delle sovrintendenze Acquate (Lc) Sede dell'ex Fascio di conbattimento Como Fabbricato urbano - ex monastero delle Agostiniane della SS Trinità Ex caserma Domenico Moro Palazzo Valdesi Cosenza Ex convento di Santa Chiara Ex caserma Fratelli Bandiera Ex caserma Garibaldi Palazzo degli uffici finanziari e del Genio civile Gallarate Ex casa del Fascio Auditorio di Mecenate (demanio pubblico) Palazzo Blumensthil di via Vittoria Colonna Palazzo dell'Agenzìa del Territorio (direzione generale) Roma P.N.F. Ostia Antica Palazzo in via Caroncini Complesso immobiliare in via A. Ciamarra Terreno in via Cesena Saronno (Va) Uffici finanziari di Saronno Varese Ex palazzo del Littorio (ora "Palazzo Italia") Fabbricato della ex ferrovia Bettole di Varese-Luino Vimercate (Mi) Ex casa del Fascio ROMA «Valorizzazione,razionalizzazione e riconversione del portafoglio immobiliare dello Stato». È questa la missione di Elisabetta Spitz, direttore dell'Agenzia del Demanio, con l'occhio rivolto all'obiettivo della crescita della redditività del patrimonio statale. E a questa missione Spitz torna sempre, anche quando parla degli ambiziosi progetti di riqualificazione di importanti aree e immobili statali all'interno delle città, che l'Agenzia del Demanio sta lanciando in queste settimane. Anche quando fa capire che l'Agenzia è pronta a muovere la «leva urbanistica» per rimettere in moto le città. «Le grandi operazioni di riqualificazione dice Spitz sono occasioni per rivitalizzare importanti parti di città. Noi mettiamo il patrimonio, i Comuni decidono le funzioni urbanistiche, mentre la gestione va fatta con chi la sa fare, cioè i privati. Ma l'obiettivo resta per noi sempre quello di dare redditività al nostro patrimonio. Redditività economica e sociale». E con questo stesso obiettivo si giustifica la gigantesca operazione di censimento del patrimonio avviata negli scorsi mesi. Come anche le verifiche con le Sovrintendenze dell'interesse culturale dei beni con oltre 50 anni di età che tante polemiche hanno suscitato nei mesi scorsi. «Il censimento del patrimonio e le verifiche con le Sovrintendenze dice Spitz sono il primo passo del processo di razionalizzazipne e valorizzazione del portafoglio». Architetto Spitz, il patrimonio pubblico va razionalizzato, e quindi anche venduto, oppure valorizzato? Penso lo Stato debba mantenere la proprietà dove le operazioni di riqualificazione del patrimonio danno redditività. Non ha senso, per esempio, tenere la proprietà di alloggi e terreni che sono proprietà frammentate a bassa redditività. Quanto rende il patrimonio statale? Una relazione della Corte dei conti del gennaio 2001 diceva che la redditività del patrimonio statale era ferma allo 0.01 per cento. Abbiamo lavorato fin dall'inizio per migliorare questa performance. Con quali risultati? Quel valore oggi è notevolmente cresciuto, ma il consuntivo lo avremo a giorni con i dati di bilancio. Come l'avete ottenuto? Abbiamo informatizzato, riscosso crediti che non erano stati mai riscossi, abbiamo transato su cause che duravano da anni, abbiamo incassato dalle Ferrovie dello Stato 23 miliardi di lire di crediti pregressi, abbiamo riscosso le cartelle non pagate. Ora come si può fare un ulteriore salto nella redditività della gestione patrimoniale? Anzitutto, rilocalizzando e razionalizzando gli usi governativi. Il monitoraggio del patrimonio ci dà notizie anche su questi usi e deve attivare un processo straordinario di razionalizzazione cui nessuno è giusto si sottragga, neanche i nostri uffici. Certi sprechi di spazi non sono più ammissibili, abbiamo in uso troppi metri quadrati pro capite. Un secondo punto di razionalizzazione è quello della manutenzione. Abbiamo pronto un manuale di manutenzione programmata che detta le modalità di svolgimento e razionalizza il costo. Quando partiranno i grandi progetti di riqualificazione nelle città? Stiamo lavorando intensamente ed entro il 2004 avvieremo iniziative importanti. A Torino, entro questo mese terremo la conferenza di servizi per la Cavallerizza, a Roma abbiamo già appuntamento con il notaio per la permuta Angelo Mai-via Giulia, anche a Milano avvieremo la conferenze di servizi a breve. Lei dice che nelle grandi operazioni di riqualificazione occorre coinvolgere i privati. Utilizzerete lo strumento della Stu, le società di trasformazione urbana? Premesso che noi abbiamo riformato la Stu, togliendole l'ingessatura burocratica che aveva prima, dico che la Stu comporta un costo e va bene per progetti molto complessi che abbiano un'operatività non troppo differita nel tempo. Ci sono altri strumenti, come gli accordi di programma previsti dalla legge 410 e, a valle della variante urbanistica, la concessione edilizia o il piano attuativo. Pensiamo, però, anche a strumenti più raffinati che separino la gestione dalla proprietà. Quanti protocolli di intesa avete firmato finora con i Comuni? Sedici. Ma fuori c'è la fila di Comuni per firmarne altri. Quando parla di separare proprietà e gestione pensa alle concessioni? La concessione è uno strumento ancora molto rigido. Penso a strumenti amministrativi di derivazione anglosassone che consentano di finanziare progetti di valorizzazione più che la proprietà. Strumenti che distinguano fra la proprietà e l'uso del bene.