PROGETTI. Gli architetti Gianni e Giovanni-Elia Perbellini propongono una soluzione per i reperti archeologici rinvenuti nei lavori per il parcheggio di piazza Viviani «Valorizzare le cantine di Cansignorio con eventi legati al vino e coprirle con un prato alla Eisenman» È un sogno. Ma come tutti i sogni potrebbe anche realizzarsi. E dare a una città così spesso irrigidita nell'imbalsamazione del proprio passato da spingere a tentazioni iconoclaste delle scelte ponte tra la corretta conservazione e la valorizzazione dell'esistente e la modernità, in una prospettiva che guarda al futuro. A proporre questo sogno sono quattro architetti, Gianni Perbellini, uno dei massimi esperti al mondo di conservazione di edifici fortificati e città murate, come è anche Verona, suo figlio Giovanni-Elia Perbellini, Enrico Pasti e Filippo Girotti. Il loro progetto si chiama «Un'idea per piazza Viviani: le Cantine di Cansignorio». «Il nostro progetto per piazza Viviani», spiega Perbellini senior, «nasce come risposta spontanea a quanto abbiamo recentemente letto circa il destino della piazza. Venuta meno la possibilità di destinarla a parcheggio, in seguito al rinvenimento delle cantine di un palazzo medioevale e al relativo scavo archeologico, siamo stupiti dall'apprendere che a tutt'oggi l'unica idea in merito al da farsi di quanto venuto alla luce sia di reinterrare lo scavo e ripristinare il manto stradale», segnala amareggiato. «L'idea che proponiamo», rilancia, «è quella di utilizzare questo spazio ritrovato come un elemento positivo per la città, un luogo catalizzatore di eventi e di memoria storica». «Il primo suggerimento che cogliamo dal contesto archeologico», precisa Giovanni-Elia Perbellini, «è quello dettato dal luogo stesso, si trattandosi appunto delle cantine medioevali dettagliatamente descritte nel 1542 dal Soraina e nel 1745 dallo Zagata, che parlò di "revolti" fatti costruire nel 1364 da Cansignorio, che sembrano proprio le spaziose volte oggi riemerse che, prima della sistemazione di piazza Indipendenza per la costruzione del Palazzo delle Poste, erano comunemente chiamate "Buse di piazza Navona". Immaginiamo quindi», suggerisce, «uno spazio destinato a eventi collegati alla degustazione di prodotti del territorio e della cultura locale che da sempre vede la nostra città protagonista nell'ambito della produzione e promozione del vino. Per manifestazioni ed eventi legati ai prodotti enologici, il recupero delle cantine scaligere potrebbe costituire un luogo di elezione privilegiato». E i quattro architetti proponenti pensano a realtà similari in Europa, come il Museo della birra Guinness a Dublino. «Qualche illuminato imprenditore locale», ipotizzano, «potrebbe prendere a cuore la possibile realizzazione e partecipare alle spese necessarie al restauro e al recupero di questo spazio per le sue funzioni originarie riproposte in termini attuali». Recuperato in questo modo il passato, quello che abbiamo chiamato ponte verso il futuro è lasciato alla parte in superficie. «Il sistema di copertura, indipendente e rispettoso dei manufatti archeologici», riprende Gianni Perbellini, «prevede come finitura superficiale un prato verde. Tale scelta, la cui forza si è potuta valutare nel "Giardino dei passi perduti" di Peter Eisenman a Castelvecchio qualche tempo fa, è motivata in primo luogo per restituire continuità ai vicini giardini, offrendo la possibilità di inserire un elemento naturale nell'ormai consolidato centro storico, e in secondo luogo per fornire caratteristiche bio-architetturali all'intervento, migliorando le prestazioni energetiche dell'ambiente stesso. Il design minimo», spiega «è stato ispirato dalle opere di Lucio Fontana, un taglio nella superficie del prato conduce all'interno degli spazi recuperati delle cantine medioevali. Il percorso si articola attraverso una rampa per rendere la discesa morbida e fruibile da tutti. Successivamente una sottovia potrebbe collegare al complesso anche il Centro internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri e il Palazzo della Ragione». Le cantine di Cansignorio potrebbero così diventare uno spazio inedito, nel cuore della città, destinato alla promozione dei prodotti e della cultura del Veronese. E a un costo non particolarmente oneroso, venendo evitate le spese per la messa in protezione e ricopertura dello scavo. IL PROGETTO, nato nell'ambito dei parcheggi sotterranei pertinenziali all'epoca della seco IL PROGETTO, nato nell'ambito dei parcheggi sotterranei pertinenziali all'epoca della seconda Giunta Sironi, incontrò fin da subito notevoli difficoltà. Fu dapprima spostato da piazza Indipendenza alla vicina piazza Viviani, dove la scoperta dei reperti archeologici medievali ha portato prima al blocco dei lavori e poi al parere negativo della Soprintendenza ai Beni archittonici.