ROMA - Ex Caserme, ex conventi, terreni archeologici, palazzi dell'Ottocento e strutture del Ventennio fascista. Dopo lunghi mesi di polemiche sulla vendita dei beni culturali polemiche che hanno visto come bersaglio politico i due titolari dei dicasteri dell'Economia e dei Beni culturali è ormai in movimento il meccanismo che dovrebbe portare, nel giro di tre anni, al vaglio di circa I5mila asset "culturali", fra terreni e fabbricati. Al centro delle polemiche, il famoso termine di 120 giorni dato alle Soprintendenze per completare la verifica. Il mancato rispetto del termine fa scattare il silenzio assenso che da il via libera all'alienabilità. Nella prima lista di immobili che stanno per essere sottoposti alla "verifica dell'interesse culturale" anticamera della eventuale vendita, non mancano le sorprese. L'elenco, definito nei giorni scorsi dall'Agenzia del Demanio e dai Beni Culturali, può contare infatti anche su un "pezzo" del ministero del Tesoro. Si tratta della sede della direzione generale dell'Agenzia del Territorio, a largo Leopardi 5, a Roma. Sempre nella Capitale spicca il nome dell'ottocentesco palazzo Blumensthil, che guarda il Lungotevere, a pochi metri da Ponte Cavour. «È una lista volutamente sperimentale fa osservare Elisabetta Spitz, direttore dell'Agenzia del Demanio, che ha seguito in prima persona la scelta insieme a Roberto Cecchi, direttore per i Beni architettonici e il paesaggio - selezionata per affrontare subito diverse tipologie». «Contiamo di raggiungere un ritmo di circa 300 immobili al mese aggiunge la Spitz che saranno distribuiti fra le varie Soprintendenze, senza pertanto alcun rischio di affollamento». «In ogni caso tiene a precisare il direttore del Demanio c'è pieno accordo con il ministero dei Beni culturali per modulare le istanze alle Soprintendenze; e poi non va dimenticato che il termine scatta solo dal ricevimento formale dei documenti scritti, mentre le informazioni inviate in rete sono a disposizione con larghissimo anticipo». L'architettura informatica su cui viaggiano le informazioni rappresenta, a ben guardare, un'autentica novità tecnologica. Non solo perché le schede di ciascun immobile saranno facilmente consultabili via Internet (tramite password, da parte delle Soprintendenze interessate). Quanto perché a monte del processo di verifica dell'interesse culturale, l'Agenzia del Demanio sta concretamente costruendo il patrimonio di conoscenza di tutto l'universo dei circa 30rmla dei beni patrimoniali e demaniali dello Stato (fra terreni e fabbricati). Di questi, circa la metà hanno oltre 50 anni di vita e sono potenzialmente interessati al provvedimento. La ricognizione dei beni è iniziata quest'anno, a seguito di una gara ad hoc lanciata dal Demanio. Ad oggi sono stati censiti 3.250 immobili in tutta Italia (tranne che in un lotto macroregionale con Puglia, Basilicata e Calabria, tuttora oggetto di contenzioso). Per ciascun immobile sarà per la prima volta possibile conoscere sia l'esatta situazione amministrativa (compreso l'attuale uso, gli eventuali affittuari e relativi contratti). Più un'abbondantissima mole di informazioni fotografiche e tecnico-analitiche del bene, compresa una foto aerea.
In vendita i palazzi del Tesoro
L'Agenzia del Demanio e i Beni Culturali hanno lanciato il meccanismo per la verifica dell'interesse culturale di circa 15.000 immobili in Italia. Il termine di 120 giorni per la verifica è scaduto, il che significa che i beni culturali possono essere alienati. La prima lista di immobili è stata pubblicata, che include la sede del ministero del Tesoro e il palazzo Blumensthil a Roma. Il direttore dell'Agenzia del Demanio, Elisabetta Spitz, ha affermato che il ritmo di verifica sarà di circa 300 immobili al mese e che le informazioni saranno disponibili via Internet. La ricognizione dei beni è iniziata quest'anno e sono stati censiti 3.250 immobili in tutta Italia.
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