In arrivo i primi 900 mila euro per la Sala Vico citata da Muti Una stanza del sapere alta quindici metri decorata da pitture illusionistiche che la illuminano dallalto È una meraviglia di Napoli, come ha giustamente ricordato il maestro Muti nel pieno della serata sancarliana. Ma è chiusa. Inagibile. Invisibile ai turisti. Forse cominceranno entro lanno i lavori di ristrutturazione della Sala Vico, "incredibile ambiente", e "titanico scrigno di meraviglie" nello straordinario complesso monumentale dei Girolamini di via Duomo, come lo definisce lo storico dellarte Roberto Middione in un articolo sulla rivista "Fmr" - dove si vede lultima fotografia scattata da Luciano Romano prima della chiusura definitiva della sala. Frequentata a suo tempo da Croce e Di Giacomo, la sala negata è una stanza del sapere pensata in verticale, alta 15 metri e decorata da uno sfondato illusionistico capace di creare una soluzione geniale di luce a pioggia sulle scure librerie, la Sala Vico, che esisteva già nel seicento, ma fu completata nel primo quarto del settecento, manca della certificazione anti incendio dei vigili del fuoco. Ragion per cui è impraticabile. Così come è chiuso lArchivio musicale della Congregazione Oratorio, per lavori di schedatura e digitalizzazione al momento per giunta sospesi. Padre Giovanni Ferrara, direttore della Biblioteca Oratoriana, che ha il suo cuore pulsante dentro quella sala, frequentata a suo tempo da Croce e Di Giacomo, non è uomo di polemiche, eppure quando un pezzo di cornicione del complesso monumentale degli Oratoriani che dà su via Duomo è caduto sulla testa dei passanti, ha denunciato: «Ho scritto lettere a chiunque, da tempo ho chiarito la nostra situazione. Ci hanno abbandonato». Possibile che non si siano mai trovati i fondi per rimettere in sesto un capolavoro? «Finora niente più della messa in sicurezza delle cornici pericolanti. Aspettiamo da oltre dieci anni - informa padre Ferrara - il finanziamento era troppo imponente per arrivare subito. La Soprintendenza ha previsto un piano triennale, la cui prima fase si dovrebbe poter realizzare entro il 2009». Due milioni e settecentomila euro, divisi in tre tranche, destinati al complesso soprattutto da ministero e Regione. «Anche lUnesco contribuisce al restauro», prosegue padre Ferrara, attento "tutore" di tante meraviglie. Tanto attento da disseminare di transenne e divieti praticamente ogni parte del complesso dei Girolamini. «Una storia vecchia - sorride, forse un po amareggiato - ormai mi sono fatto questa fama di geloso conservatore. Fama in parte verissima: conserviamo attentamente ciò che in altre biblioteche viene quotidianamente sottratto da visitatori senza scrupoli. Pago io di persona, se non sto attento». Ma non si poteva cercare di accelerare i restauri? I tesori dei Girolamini sono visibili per un quarto: la magnifica chiesa cui si accede da via Tribunali è chiusa, si entra per le funzioni solo nella cappella dellOratorio dellAssunta; chiuso anche lArchivio Musicale, secondo solo a San Pietro a Majella, e per il filone di musica sacra anche più importante del Conservatorio. «Muti si riferiva proprio al nostro archivio - continua padre Ferrara - da dove ha tratto la partitura delloratorio di Alessandro Scarlatti da lui eseguito a Salisburgo. Una collaborazione tra noi e il maestro che è iniziata e ancora continua».