Torneranno a casa centinaia di reperti provenienti dai siti archeologici della Maremma, per lo più conservati nel museo archeologico nazionale di Firenze e mai esposti, o raramente visti in pubblico. Sono circa 200 pezzi tra ventagli, armature in bronzo, corredi funerari che testimoniano lo sfarzo dei signori etruschi, nel periodo di massimo splendore della civiltà, quello "orientalizzante", tra il VII e VI secolo a.c.. I reperti - provenienti da cinque aree della Maremma (Populonia, Vetulonia, Marsiliana d'Albegna, Poggio-Buco-Pitigliano e Roselle) - potranno essere ammirati nel territorio nel quale furono scoperti. Questo grazie a una straordinaria mostra al museo archeologico di Grosseto, "Signori di Maremma, élites etrusche tra Populonia e Vulci". In programma dal 13 giugno al 18 ottobre, l'esposizione è la più importante mai fatta sugli etruschi a Grosseto, e la terza del ciclo promosso dal Comune di Grosseto in collaborazione con l'antiquario e collezionista Gianfranco Luzzetti, dopo quelle del 2007 e 2008 dedicate alla "Teatralità nel barocco fiorentino" e alla "Bella maniera in Toscana". L'evento è curato da Carlotta Cianferoni, vice soprintendente per i Beni archeologici della Toscana, e dai direttori dei musei di Grosseto e Vetulonia, rispettivamente Maria Grazia Celuzza e Simona Rafanelli, in collaborazione con lo storico d'arte Mauro Papa. L'evento si aprirà con il corredo della Tomba dei Flabelli, proveniente da Populonia e la cui ultima esposizione risale all'inizio degli anni'80 in Germania. Tra i reperti presentati in questa sezione - dice la Rafanelli - «la coppia di ventagli di bronzo decorati a sbalzo, quegli stessi "flabelli" da cui la tomba prende nome, presentati per la prima volta insieme dopo il restauro di uno dei due. Due eccezionali armature in bronzo, con elmi e schinieri, che restituiscono l'immagine pubblica dei principi-guerrieri». Per Vetulonia vengono invece esposti i materiali del corredo della "Tomba del duce", unico principe etrusco di età orientalizzante di cui si conosca il nome, Rachu Kakanas, scoperto su un frammento di coppa d'argento nel bel mezzo del restauro dei materiali recuperati nella tomba, dopo l'alluvione del'66. Tra gli oggetti del corredo, che ha restituito eccezionali testimonianze della civiltà etrusca, spicca l'Arca d'argento, urna cineraria rivestita di lamina d'argento, decorata a sbalzo e incisione, con figure di animali reali e fantastici. Della zona di Marsiliana viene presentata una selezione di oggetti d'oro e avorio, provenienti dalle tombe a circolo, recuperati nei terreni dei posssedimenti del principe Corsini negli anni inizio'900. Prodotti in ceramica per il banchetti sono quelli originari trovati nel corso degli scavi nel ricco territorio che gravita nella zona di Poggio-Buco e Pitigliano, con anse a figura umana che restituiscono le più antiche raffigurazioni umane. El. Gi.