«Il complesso dei Girolamini è uno dei capolavori mondiali. È una straordinaria, unica, testimonianza dell'arte, dell'architettura e contiene anche tesori della storia della musica e del diritto. Potremmo finire qui. Che possiamo dire di più?»: il soprintendente al Polo Museale, Nicola Spinosa era al San Carlo per il concerto di Riccardo Muti e ha apprezzato senza mezzi termini l'appello del Maestro. «Condivido parola per parola». La chiesa è chiusa da prima del terremoto del 1980, da oltre trent'anni. Siamo di fronte al solito, clamoroso, disastro napoletano. «È uno scandalo. La chiesa è sbarrata. Ma anche per visitare la Quadreria e la Biblioteca ci sono grandi difficoltà. C'è soltanto un padre a dover badare a tutto. Lui solo. Mentre invece si potrebbe far lavorare tanti giovani». Che cosa c'è nella Quadreria? «Capolavori di Guido Reni, del Battistello, di Ribera. Le tele di Luca Giordano, quattro o cinque, le abbiamo in custodia a Capodimonte. Nella Biblioteca dove studiò Giambattista Vico ci sono dei preziosi manoscritti musicali. E l'edificio stesso è un capolavoro del rococò, con meravigliosi intagli lignei». Roba che altrove sarebbe valorizzata al massimo. «A Napoli non c'è bisogno di realizzare nessun Guggenheim. Avremmo già tutto. Le faccio un esempio, rimaniamo a via Duomo. A parte il museo Archeologico, vicino alla stazione del metrò di piazza Cavour, in poche centinaia di metri, da via Foria ai Quattro Palazzi, ci sono il neonato Museo Diocesano, il Madre, il Duomo stesso che è un museo, il museo del Tesoro di San Gennaro, il Pio Monte della Misericordia, che contiene opere di Caravaggio, la chiesa di San Giorgio Maggiore, quella di Forcella, e c'è pure il museo Filangieri che è colpevolmente chiuso da anni». E ci sarebbero i Girolamini. «Appunto. Non si può campare solo con san Gennaro, con tutto il rispetto. Non c'è bisogno di inventare nulla a Napoli, basterebbe valorizzare quanto abbiamo da secoli». Invece? «Invece, il ritornello che tutti intonano è: mancano i fondi, mancano i fondi». Arriveranno quelli dell'Unesco? «Ma 220 milioni di euro sono una goccia nel mare. Dovranno essere spalmati su tutto. E il centro Antico di Napoli è pieno di opere d'arte, tutte bisognose di cure. Questi soldi forse non basterebbero nemmeno a mettere a posto i Girolamini».