Restaurata la Resurrezione, conservata nella biblioteca dell'appartamento delle udienze di Giovanni Paolo II. Ora è esposta nel Salone Sistino dei musei Vaticani CITTA' DEL VATICANO - Qualche volta la si vede, per pochi secondi in televisione, dietro al Papa, a fare da sfondo agli incontri con i capi di Stato. É la grande pala della Resurrezione del Perugino (alta 2,33 metri per 1,65), che ha questo strano privilegio di essere visibile e non visibile perché è collocata nella biblioteca privata del pontefice (esattamente biblioteca dell'appartamento delle udienze), dove Giovanni Paolo II riceve i personaggi più rappresentativi (come i presidenti Carter, Reagan, Gorbaciov, Ciampi, eccetera). Dopo 40 anni la pala è uscita dalla biblioteca (vi entrò con Paolo VI) e dopo una sosta di più di tre anni nei laboratori dei Musei Vaticani, fra studi, indagini scientifiche, restauro vero e proprio, viene presentata in una mostra (Il Perugino del Papa) dal 17 marzo al 31 maggio. È al Salone Sistino, nella Galleria della Biblioteca, Musei Vaticani (stesso biglietto senza aumenti). Al suo posto c'è per ora L'incoronazione della Vergine del Pintoricchio, ma dopo la mostra il Perugino tornerà nella biblioteca del papa. È un tipo di mostra raro, ma di cui si sente la mancanza perché fa scoprire i segreti interni di un'opera d'arte, i suoi punti deboli, e le risorse sorprendenti dei restauri moderni che cercano di non creare situazioni (e quindi guai) irrecuperabili. Una sola opera che il pubblico può vedere davanti e dietro (particolarmente interessante in questo caso trattandosi di una tavola che nascondeva nel supporto ligneo i problemi maggiori e che ha avuto bisogno di una struttura di sostegno), con il corredo di indagini, quasi sequenze cinematografiche. Si scoprono così gli errori dei restauri precedenti, le sovrabbondanti stuccature ridipinte per rendere piana la tavola che si era "imbarcata" lungo le giunture delle quattro assi di pioppo. Gli accorgimenti adottati oggi per rendere non pericolosi i movimenti naturali delle assi, tagliandole e inserendo listelli di pochi millimetri di spessore di legno di balsa (quello dei modellisti). E poi la riconquista di particolari originali della pittura che è il maggior premio di un restauratore insieme alla salvezza e salute dell'opera d'arte. Non è uno dei capolavori del Perugino, è un'opera di bottega (anche se aveva attirato l'attenzione dei predatori napoleonici nel 1797), ed infatti non è stata neppure chiesta dai curatori della grande mostra dedicata al Perugino in corso a Perugia e in Umbria. Ma l'opera ha un altissimo significato come sfondo degli incontri del capo della Chiesa cattolica con i grandi della Terra. "Per il mistero centrale della fede in Gesù, morto e risorto per la salvezza dell'intera umanità" come osserva il curatore della mostra Francesco Buranelli, direttore dei musei del Vaticano. E il papa è "l'annunciatore del Vangelo a tutti i popoli". Il restauro è stato finanziato da due "patrons of arts" dei Musei Vaticani, i signori McLauglin di New York. Secondo una iconografia particolare, nella pala del Perugino il Cristo non esce dal sepolcro, ma, inserito nella "mandorla", è già sopra alla tomba in parte scoperchiata, con un riferimento anche all'Ascensione. In mano ha la bandiera "crocesegnata del vincitore". Intorno, quattro soldati addormentati o stupefatti. Sullo sfondo un paesaggio probabilmente ispirato al lago Trasimeno, da cui spuntano un campanile, una chiesa pieni "d'aria". Che la pala sia un'opera di bottega - spiega Arnold Nasselrath, direttore del reparto di arte bizantina, medievale e moderna dei "Vaticani" - lo si capisce dall'applicazione dei cartoni preparatori tipica dell'organizzatissima bottega del Perugino (due botteghe addirittura a Firenze e Perugia per più di dieci anni) che utilizzavano "cartoni per intero o in parte, nello stesso verso o ribaltati". Lo schema del Cristo nella Resurrezione vaticana "si ripete nelle Ascensioni per la chiesa perugina di San Pietro e di Borgo San Sepolcro ed è identico a quello nella quasi coeva Trasfigurazione del collegio del Cambio e in quella più tarda per Santa Maria dei Servi", sempre a Perugia. "Solo la posizione del braccio di sinistra o della mano destra sono ogni tanto leggermente variate". Sfruttano cartoni anche i due angeli, identici, in volo su di una nuvoletta a fianco del Cristo. Gli angioletti sono quelli dipinti dal Perugino alla Sistina o alla Porziuncola. La pala ha punti deboli, cadute di qualità? Risponde Nasselrath: "Specialmente dopo la pulitura della tavola la pittura e i colori si presentano molto equilibrati. Non spicca né una mano virtuosa né un pennello particolarmente debole". Insomma la bottega del Perugino assicurava un livello standard di qualità. Sfruttando una preparazione (stesa con estrema cura che conferisce alla pellicola pittorica un aspetto molto levigato) e una incisione della tavola già iniziate al momento del contratto (marzo 1499), Perugino C completarono la pala in un tempo brevissimo (circa due mesi). Committente fu Bernardino di Giovanni da Orvieto (come ha scoperto in occasione della mostra Federica Moscatello, e non come finora ritenuto Bernardino di Giovanni da Corneto). Si tratta di un membro di una importante famiglia umbra che richiese la pala per l'altare della cappella di famiglia in San Francesco al Prato a Perugia, insieme ad una seconda tavola (San Giovanni Battista ed altri santi) che Perugino consegnerà dieci anni dopo. Secondo Nasselrath la Resurrezione doveva essere vista da lontano, dai fedeli in uscita dalla chiesa e questa posizione chiustificherebbe anche alcune parti della tavola, come il paesaggio, che non sembrano portate a termine. Chissà se il Perugino avrebbe utilizzato a piene mani la bottega e avrebbe liquidato la pala in due mesi, se avesse saputo che qualche anno dopo Raffaello, l'allievo diventato ancora più grande del maestro, avrebbe dipinto nella stessa chiesa, diventata una specie di "Pantheon di Perugia", due delle pale più importanti per due delle famiglie più in vista, la Pala Baglioni e la . Il restauro ha salvato il Perugino del Papa. La curva dello stato di conservazione della pala "estremamente fragile, era arrivata al limite, con il rischio della perdita di grosse porzioni di pellicola e materia pittoriche" sintetizza Maurizio De Luca, il "maestro" che ha diretto il restauro dal punto di vista operativo. Gli interventi che hanno maggiormente inciso sulla vita della Resurrezione sono stati i due ottocenteschi sul supporto ligneo. Come era rituale, lo spessore delle assi venne assottigliato (da quattro centimetri a due-due e mezzo) per bloccare un grave degrado del legno (porosità, decoesione) provocato da insetti xilofagi, funghi e batteri. Come conseguenza fu necessario rinforzare la tavola con traverse fisse e scorrevoli (parchettatura) per ristabilirne la planarità e bloccarne l'imbarcamento. Le traverse furono però disposte con l'andamento delle fibre perpendicolare a quello delle assi, tale da ostacolare i naturali movimenti del legno che concentrarono le tensioni sull'unione fra le assi, con numerose fessurazioni visibili sul recto e verso del dipinto. L'intervento di oggi ha reso le assi libere di muoversi secondo la parchettatura, seguendo le variazioni di temperature e umidità dell'ambiente. Rimosse le traverse scorrevoli, ridotto lo spessore delle traverse fisse queste sono state incise con tagli paralleli nei quali sono stati inseriti i listelli di balsa, un legno senza venature, dolce e più tenero del legno in cui è stato inserito che può quindi muoversi liberamente. Le fessurazioni delle assi sono state risanate con piccoli cunei di pioppo disposti in modo che le fibre del legno fossero parallele a quelle delle assi della tavola. Infine è stata realizzata una nuova struttura di sostegno con elementi fissi di pioppo e mobili di alluminio. Questa struttura e i listelli chiari di balsa sono ben visibili sul retro della pala. I restauratori hanno anche scoperto che tutta la parte posteriore del dipinto era di colore rosso. Il secondo più importante intervento sulla pala è stato quello del 1954, un maquillage sulla parte pittorica per eliminare le cattive vernici eccessivamente ingiallite e lo stato del dipinto molto ossidato. L'intervento moderno ha eliminato lo spesso strato di vernice a sua volta ingiallito, le stuccature delle lacune lungo le linee di unione delle assi e le fessurazioni sulle quali erano state fatte integrazioni pittoriche tanto abbondanti da nascondere "brani considerevoli di pellicola pittorica originale". Sono stati allora rimossi tutti i rifacimenti e le ridipinture recuperando particolari come il profilo dell'angelo di sinistra, il cimiero del soldato addormentato di sinistra (il draghetto ha ora il becco aperto) e la mano del soldato in secondo piano a destra. Le lacune sono state ricostruite a tratteggio verticale, sempre reversibile. Il Perugino del Papa è salvo, ma deve essere sorvegliato come tutte le opere d'arte fragili e sottoposte a interventi complessi. Come gli organismi umani. (Goffredo Silvestri) Notizie utili - Il Perugino del Papa. La pala della Resurrezione: storia di un restauro. Dal 17 marzo al 31 maggio. Roma. Musei Vaticani. Salone Sistino (Galleria della biblioteca). A cura di Francesco Buranelli, direttore delle Gallerie e Musei Vaticani. Catalogo Skira. Orari da lunedì a venerdì 8,45-15,20 (uscita 16,45); sabato e ultima domenica del mese 8,45-12,20 (uscita 13,45). I Musei Vaticani sono chiusi domenica (ad eccezione dell'ultima del mese), 12 aprile, 1 e 20 maggio.
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22 Marzo 2004
Il Perugino del Papa - Restaurata la Resurrezione
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